è moltissimo che non posto qui e oggi riprendo.
intorno alla metà degli anni novanta avevo finito il servizio civile e dovevo trovarmi un lavoro: l'estate era vicina e non volevo rimanere troppo nella metropoli; urgeva un lavoro, anche una cazzata eh, ma che mi permettesse almeno dieci giorni di campeggio in giro per la toscana o giù di lì. qualche giorno dopo la prima spedizione di curriculum mi contatta la rhino power service per fissare un colloquio per la mattina seguente.
"di che lavoro si tratta?", chiedo preventivamente.
"domani le spiegheranno tutto".
fisso l'appuntamento e intanto cerco di capire quale fosse la rhino power service tra le n-mila anonime inserzioni a cui avevo compulsivamente risposto; niente: l'unica è andare di persona e cercare di capire.
mi presento l'indomani all'orario stabilito. l'indirizzo corrisponde a un grande supercondominio in edilizia convenzionata nell'hinterland nord-orientale. citofono e un voce risponde "a destra, seminterrato". entro nel cortile supercondominiale, scendo la scalinata esterna e suono il campanello; apro la porta e la sede della rhino power service si apre ai miei occhi: uno stanzone con due porte e un piccolo bancone d'accoglienza. sulla porta di sinistra la scritta "ufficio", su quella di destra "magazzino". sopra il bancone, il logo della rhino power service: un globo terrestre tra due rinoceronti che tirano nelle direzioni opposte, come l'etichetta dei levi's, ma con la terra al posto dei calzoni e i pachidermi al posto degli equini. di una bruttezza sconfortante. nello stanzone, altri due giovani disoccupati e spaesatissimi. c'era anche della musica, a volume basso: un unzunz fastidioso, ma non fuori luogo. "buongiorno" faccio alla figa di legno sotto il logo coi rinoceronti, "sono qui per un colloquio". la risposta che ricevo è a dir poco entusiasta: "ciao! sono tamara, accomodati, pietro arriva subito!" mi accomodo su una delle sedie tipo-oratorio appoggiate a una parete dello stanzone. mentre aspetto arrivano altri malcapitati, che ricevono la stessa entusiastica risposta dalla fregn de legn e si accomodano mestamente alle sedie del don.
tocca a me, entro nella porta "ufficio" dove trovo un piccolo e stipatissimo stanzino, dotato di scrivania e sedia e un sacco di altra robaccia, scatoloni, carta, libri. niente computer, ovviamente. il mio interlocutore si presenta:
"ciao marco, sono pietro!", mi afferra la mano e stringe fino a stritolare.
"bene marco, la rhino si occupa di import-export, è una grande multinazionale con sedi in tutta europa. il lavoro è molto semplice e saremo felici di spiegartelo tramite un giorno di prova che potrai svolgere già domani, che ne dici?"
"ah. così? ma di cosa si tratta?", chiedo sorridendo.
"domani potrai capire meglio, ma ti assicuro che è un'offerta imperdibile, marco, non fartela scappare", mi risponde lui guardando altrove.
"va bene, ma almeno un accenno? ieri la segretaria mi ha detto che oggi avrei saputo. ora si va a domani...", faccio io sorridendo meno.
"come faccio a spiegarti il lavoro di una multinazionale in un accenno? domani alle 7 qui da noi. e tutto sarà chiaro", mi fa lui perentorio e sempre guardando altrove.
"alle 7?!?"
"cominciamo molto presto, sì", mi fa sorridendo e fissandomi.
in pochi secondi soppeso: import-export? de che? sedi in tutta europa? ma va? cazzo però potrebbe anche dirmi di più! dice domani... in fondo domani non ho un cazzo da fare, anche se le sette del mattino sono un orario improponibile per una prova per un lavoro di cui non so nulla... vaffanculo, decido di andare e fisso l'appuntamento.
"bravo marco! ottima scelta, a domani" mi fa pietro prima di stritolarmi di nuovo la mano.
il giorno seguente la sede della rhino power service era la stessa, con qualche ragazzo seduto, ragazze in piedi, tutti un bel po' spaesati. come me, del resto: la sede era la stessa, la figa di legno sempre più legnosa, ma la musica era decisamente a un volume più alto del giorno prima, e l'unzunz fastdioso era davvero un martello. in fondo erano da poco passate le sette antimeridiane: l'alba, in pratica. d'un tratto un urlo proveniente dalla porta "magazzino": "OK, RAGAZZZZIII?!???" e poi la fragorosa quanto scontata risposta: "SIIIIIIIIIIII" la porta si spalnca, escono, marciando in fila indiana, dei personaggi bizzarri, un fauna davvero eterogenea. facce da paolotti, evidenti cocainomani, poche femine e tutte in tailleur, in generale degli sguardi profondi quanto pozzanghere. e insomma se ne vanno tutti compiaciuti, sorridenti, e sempre in fila indiana entrano nell'ufficio dove il giorno prima avevo conosciuto pietro, che quel giorno chiudeva la coda elargendo pacche su spalle e culi. il tarlo del dubbio comincia a divorarmi. poteva essere che stavo partecipando a mia insaputa a uno scherziaparte qualsiasi? poteva esserlo davvero? sì, era possibile. e la giornata era solo all'inizio.
noi candidati fummo accolti uno ad uno nell'ufficio. vedevo sti poveracci entrare in ufficio e uscirne qualche minuto dopo scortati da un esemplare di quella fauna di pazzi che era uscita dal magazzino. tocca a me. entro. di nuovo pietro, di nuovo mi stritola la mano, di nuovo entusiasta e carichissimo: "bene, marco. oggi alfonso ti spiegherà il lavoro e cosa vogliamo da te". ne avrei da chiedere, ma non faccio altre domande, forse anche intimorito dalla presenza degli altri componenti della fauna che ora popolavano l'ufficetto, già stipato di suo. mi giro e vedo alfonso: la faccia da bravo ragazzo, vestiti poveri, da grande magazzino, sudaticcio. il mio mentore. la mia guida. il mio guru. usciamo e attacca subito: anche lui come la receptionist di legno e come pietro lo stritolatore era infuso da sto cazzo di entusasmo forzato tipico della rhino power service:
"bene. allora andiamo subito così ti spiego in macchina, ok?", fa lui per sciogliere il ghiaccio.
"ah bene. andiamo in macchina?"
"sì, così ti spiego". il ghiaccio si indurì.
la macchina, non volevo crederci, era un alfa romeo arna. credo ne abbiano vendute 130 esemplari, di cui 100 in dotazione ai ghisa milanesi.
"è la tua auto?", chiedo io.
"sì. tu ce l'hai la patente vero?"
"sì sì. quindi serve la macchina per il lavoro? la mia macchina?" era giunto il momento di capire: quindi indagavo senza tregua, una domanda dietro l'altra, ma alfonso era incazzoso alla guida e spesso evasivo.
"sì. la macchina serve a seminare. e poi ovviamente per raccogliere devi averla".
a tratti non capivo la sua lingua.
"seminare e raccogliere cosa? cosa importa ed esporta la ditta?"
"eh, dai... poi ti faccio vedere... SPOOOSTATI CO' STA BICI!"
ci dirigiamo in centro. parcheggiamo a fatica in una zona centralissima e servitissima da tram e metropolitane, ma noi siamo lì in auto, come dei cretini. dei cretini sudaticci e male assortiti.
"eccoci, siamo arrivati. allora oggi vedrai una parte di semina e una di raccolta, vieni entriamo qui."
entriamo in questo portone di un palazzo del centro, un bel palazzo di quelli vecchi, zeppo di ufficio notarili o contabili. bypassiamo bellamente la portinaia e ci dirigiamo alla prima porta a destra, piano terra. entriamo e alfonso attacca:
"sono della rhino, son passato settimana scorsa, si ricorda?" la signora guarda in alto come a cercare il ricordo sul soffitto.
"ah.. sì... no, ma guardi... non ci interessa", fa lei alla fine.
"niente niente?", chiede calmo il mio mentore.
"no, grazie"
"peccato signora, erano un vero affare, allora non insisto, li riprendo e li porto via"
alfonso prende una piccola pila di libri che non avevo notato entrando e che stavano sopra un tavolino come fossero riviste nella sala d'aspetto di un dentista. si figuri.. ma non si preoccupi... grazie.. arrivederci... ciao. finito.
il lavoro, avrei poi capito durante la giornata, consisteva nella distribuzione, presso uffici e attività commerciali, di libri in visione: guide di giardinaggio, libri per l'infanzia, libri di cucina, roba da librerie remainders, per capirci. si passava a seminare, ovvero portare dei libercoli in visione per una settimana, per poi tornare e raccogliere gli eventuali ordinativi e riscuotere: negli uffici ci lavorano diversi dipendenti, che secondo alfonso avevano voglia di comprare quelle ostiate lì. in quel modo lì.
non lo mando subito a fare in culo, ma lo assecondo, ci passeggio insieme per tutta la giornata e gli faccio bellamente capire che a me di quel lavoro lì non frega niente. lui non insiste e mette un po' da parte il suo entusiasmo. nel nostro girovagare incontriamo altri rhino men, tutti in coppia, tutti più o meno bizzarri. nel tardo pomeriggio torniamo alla sede: la musica era a livelli che in provincia di bergamo le discoteche non possono raggiungere. ci accolgono alla grande: salutoni e high five che nemmeno in cumpa... nello stanzone gente che discuteva, che scoppiava in grasse risate, che si faceva gli scherzoloni da taddeone. sembrava un happy hour. ma senza drink, senza cibo e senza divertimento. ogni arrivo di una nuova coppia era salutato in modo più che caloroso. tutti salutavano sguaiatamente tutti, in un tripudio di follia generalizzata. ma ecco che entra un tizio, seguito dalla poveretta che se lo è sorbito tutto il giorno. la faccia da cocainomane col callo, alto e magro, con un sorriso sornione, si fa avanti e non saluta nessuno di quelli che erano accorsi per somministrargli la sua dose di calorosi saluti sguaiati, si dirige a larghe falcate verso la figa di legno, allunga una mano dietro il bancone, tira fuori una campana e comincia a scampanare come un chierichetto la notte di pasqua. la follia collettiva raggiunge vette sino ad allora inesplorate. baci, pacche, abbracci maschi e vigorosi. un vero delirio.
"cosa succede?", chiedo a un alfonso sudatissimo.
"ha superato il target!" e poi aggiunge sottovoce "cazzo, era anche altissimo"
mi faccio spiegare che il tizio con la campana quella mattina aveva detto "oggi piazzo tot libri" e quella sera aveva venduto "tot libri più uno". ne avevo avuto abbastanza. decido di andarmene e da allora la rhino power service è uscita per sempre dalla mia vita, nonostante il suo ricordo mi abbia sempre accompagnato.
era il 1996 e da allora ho fatto altri colloqui, ho avuto un considerevole numero di lavori e lavoretti anche diametralmente opposti tra loro, ma è ormai qualche anno, non so se per sfiga o fortuna, che non mi trovo nella pre-precaria condizione di quelli che cercano lavoro nell'italia di oggi. a loro dedico queste righe.
sabato 24 luglio 2010
venerdì 18 dicembre 2009
giovedì 10 dicembre 2009
cambiare serramenti [how to]
insomma ce l'ho fatta. tiè.
metto qui la mia esperienza, dovesse mai tornare utile a qualcuno.
premessona generale
quando ci si accinge a questo tipo di lavori bisogna avere tanta pazienza.
scegliere un artigiano
questo punto è stato per me fondamentale: prima di contattare la prima ditta di serramenti, ho cercato qualche informazione su internet e su qualche rivista di consumatori, giusto per farmi un'idea di cosa dovessi mettermi in casa per patire meno freddo. ma la svolta è stata parlare con qualcuno che questi oggetti vende, installa, ecc.
l'artigiano numero 1 si è presentato una sera prima di cena ed è stato categorico: "qua ci va l'alluminio". cerco di capire il motivo di tanta categoricità, ma ricevo risposte vaghe... vabbè, il professionista sei tu e alluminio sia (ho scoperto solo dopo che lui trattava "solo alluminio"...). chiedo la cosa che mi preme di più: "ah, poi mi dà tutte le carte per l'incentivo del 55%, giusto?". l'artigiano numero 1 cambia tono, non più così sicuro di sé diventa fraterno, dall'occhio furbetto: "non ti conviene" sentenzia. in poche parole dice che lui mi farebbe uno sconto maggiore. ovviamente in nero (o "a nero"[?]) . grazie, la richiamo eventualemente.
l'artigiano numero 2 mi tira due pacchi prima di presentarsi una domenica mattina (!!!) per dirmi che in realtà lui non fa serramenti "ma c'è un mio amico che lavoriamo insieme nei cantieri a volte mi fa un buon prezzo non ti preoccupare è fidato figurati non c'è problema niente fattura ti fa la certificazione meglio farli in legno perché c'hai il parché". grazie mille e arrivederci. magari non di domenica mattina eh.
l'artigiano numero 3 mi ha convinto: ha voluto una mail con le misure per farmi un preventivo di massima che mi ha inviato in formato pdf. mi ha richiamato ed è voluto venire a prendere lui le misure dei serramenti, per farmi un preventivo più accurato, e quando si è presentato a casa mi ha spiegato per bene i perché e i percome del pvc, dell'alluminio, mi ha consigliato soluzioni (che poi ho adottato - risparmiando pure) e non ha mai, mai, mai parlato di nero o falsi sconti. anzi: ha usato nuove parole come "trasmittanza termica" o "asservazione". soprattutto mi ha detto che i serramenti che mi stava offrendo rispondevano a tutti i requisiti per l'accesso alla detrazione del 55%. mi ha convinto insomma.
scegliere il materiale
legno, pvc o alluminio?
più o meno tutti sconsigliano il legno, perché tende a imbarcare col tempo, perché necessita di manutenzione più assidua: costa tanto e dura poco... io mi son fidato.
se si hanno problemi di isolamento termico e acustico tutti consigliano il pvc. costa poco (rispetto agli altri materiali) e dura decenni.
se oltre ai problemi di isolamento ci sono problemi di sicurezza (intrusione) allora scegliere l'alluminio (io non ci credo a ste cose: se un malintenzionato vuole entrarti in casa lo fa comunque anche con i serramenti in plutonio). l'alluminio costa qualcosa in più rispetto al pvc: la differenza la fa il vetro. il serramento in alluminio necessita di un doppio vetro riempito di argon perché l'alluminio ha una trasmittanza maggiore del pvc. in pratica raffreddandosi alla svelta, fa raffreddare anche il vetro, aumentando la superficie fredda con conseguente maggiore dispersione e l'argon rallenta questo processo (credo di aver capito bene no?).
ho scelto il pvc.
installazione
prepararsi al disastro: il problema sono i profili in pvc con cui ricoprono i serramenti, che quando vengono tagliati con sega circolare producono una specie di polverina grossa ed elettrostatica: la gatta, ad esempio, ha girato per giorni raccogliendone chili col pelo...
detrazione 55%
ooooooooooooooooooooooooooooooooooooh.
se avete scelto l'artigiano giusto a questo punto dovreste avere in mano un bel po' di documenti: la trasmittanza certificata dei nuovi serramenti, la trasmittanza calcolata dei vecchi serramenti, l'asservazione (giuro non so ancora bene cosa sia, tipo un documentio in cui si dice che i serramenti sono montati con tutti i crismi) e altri ammennicoli. con tutta sta popò di documentazione ci si collega al sito preposto per fare sta benedetta autocertificazione per la detrazione del 55%.
il sito è http://finanziaria2009.acs.enea.it/ e la procedura di inserimento dati, per qualche strano errore di database o chissà cos'altro, va fatta tramite ex*plorer (buuuuuu). tenere a portata di mano fatture, trasmittanze, dati catastali della casa e anche una foto della nonna che porta sempre bene... non c'è una ricevuta particolare, semplicemente una mail in cui, alla fine di un procedimento lunghino ma abbastanza facile, ci dicono che la richiesta è stata inoltrata, accettata e chiusa. tutto insieme. speriamo bene.
per ora in casa abbiamo almeno due gradi in più, che salgono a tre (anche quattro) a riscaldamento acceso. è un bel vivere.
domenica 11 ottobre 2009
periodo intenso (2)
che settimana.
nel mondo di tutti il lodo alfano è stato respinto dalla consulta (a e i o u ipsilòn!). poi il nobel per la pace viene assegnato a obama (la pace pare si possa misurare anche dalle intenzioni e sulla fiducia, meno sui fatti, in questo caso). poi ancora la bindi, che riceve - per l'ennesima volta - un insulto che offende lei e tutte le donne (tutte sì, anche coloro che han votato l'insultante). e su tutto: l'ennesimo pezzo di paese si stacca dagli altri e frana su cose e persone... altro? sì, cazzo, ha chiuso paul the wine guy (so long...).
nel mio mondo è successo anche altro. in ufficio è arrivato un po' di lavoro, cose nuove, aria fresca. e poi tante richieste di preventivi, quotazioni. niente di che, se non fosse che tutto è arrivato proprio mentre io e i soci stavamo lavorando a questo e a tutta la corporate image. come se non bastasse abbiamo anche partecipato all'italian videogames developer conference: non esattamente il posto adatto per il nostro lavoro, noi non sviluppiamo games, ma è stato bello vedere le facce di quelli che s'ammazzano di codice per farti godere il videogiochino. e poi è stato utile perché finalmente ho capito il cosa-come-quando dei videogiochi in italia, la filiera ludica che va dalla vision, al prodotto finito che va sugli scaffali (quello che ti impagino e localizzo io).
nel mondo di tutti il lodo alfano è stato respinto dalla consulta (a e i o u ipsilòn!). poi il nobel per la pace viene assegnato a obama (la pace pare si possa misurare anche dalle intenzioni e sulla fiducia, meno sui fatti, in questo caso). poi ancora la bindi, che riceve - per l'ennesima volta - un insulto che offende lei e tutte le donne (tutte sì, anche coloro che han votato l'insultante). e su tutto: l'ennesimo pezzo di paese si stacca dagli altri e frana su cose e persone... altro? sì, cazzo, ha chiuso paul the wine guy (so long...).
nel mio mondo è successo anche altro. in ufficio è arrivato un po' di lavoro, cose nuove, aria fresca. e poi tante richieste di preventivi, quotazioni. niente di che, se non fosse che tutto è arrivato proprio mentre io e i soci stavamo lavorando a questo e a tutta la corporate image. come se non bastasse abbiamo anche partecipato all'italian videogames developer conference: non esattamente il posto adatto per il nostro lavoro, noi non sviluppiamo games, ma è stato bello vedere le facce di quelli che s'ammazzano di codice per farti godere il videogiochino. e poi è stato utile perché finalmente ho capito il cosa-come-quando dei videogiochi in italia, la filiera ludica che va dalla vision, al prodotto finito che va sugli scaffali (quello che ti impagino e localizzo io).
lunedì 5 ottobre 2009
di corsa
da agosto scorso cerco di andare a correre con una certa regolarità, dribblando ove possibile le mie pigrizie. nessuna tabella, niente tempi: quando son stanco mi fermo, se ne ho ancora vado avanti. obiettivo semiserio: la new york city marathon 2010.
domenica scorsa ho partecipato alla deejay five non competitva. considerando che erano due settimane almeno che non correvo (le mie pigrizie hanno avuto la meglio) è andata benissimo: ho corso per almeno quattro chilometri e mezzo, camminando per gli altri cinquecento metri. ma quando ho corso ho tenuto un ritmo decente. alla fine il cronometro non competitivo ufficiale segnava 29:59. e volendo avrei potuto farmi un altro paio di chilometri in relativa scioltezza. mi sentivo bene, insomma.
lo so: che saranno mai cinque chilometri? poco, pochissimo. inversamente proporzionale all'acido lattico del giorno dopo. ma vuoi mettere la soddisfazione?
domenica scorsa ho partecipato alla deejay five non competitva. considerando che erano due settimane almeno che non correvo (le mie pigrizie hanno avuto la meglio) è andata benissimo: ho corso per almeno quattro chilometri e mezzo, camminando per gli altri cinquecento metri. ma quando ho corso ho tenuto un ritmo decente. alla fine il cronometro non competitivo ufficiale segnava 29:59. e volendo avrei potuto farmi un altro paio di chilometri in relativa scioltezza. mi sentivo bene, insomma.
lo so: che saranno mai cinque chilometri? poco, pochissimo. inversamente proporzionale all'acido lattico del giorno dopo. ma vuoi mettere la soddisfazione?
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