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lunedì 30 agosto 2010
la ciclabile marrone
l'aumento dei biglietti atm per i soli comuni fuori milano mi fa incazzare non poco. non ci metto manco il link da quanto son furioso. io per venire a lavorare a milano faccio 5 fermate di metropolitana di cui una soltanto fuori dalla zona a tariffa 1 euro/viaggio. l'aumento del settimanale che prendo di solito è di 70 centesimi (60 dal primo agosto e 10 dal primo settembre. perché? boh!) e passa da 5,90 a 6,60. il biglietto singolo da 1,20 a 1,25. aumenti ancora più cospicui per chi viaggia dalla provincia profonda, o anche solo da sesto è costretto a superare loreto. a questo aggiungiamo che se e quando dovrò venire in auto dovrò grattaparcheggiare a 80 cent all'ora, perché anche in questa periferia trafficatissima l'atm ha voluto seminare le sue dannate strisce blu. aggiungiamo anche che se volessi andare in centro con l'auto, perché proprio tutti quei soldi per un biglietto mi sembrano un furto (una famiglia di 4 persone paga quasi 15 euro di mezzi pubblici da sesto per andare a far shopping in cèntro), devo mettere in conto l'ecopass. e va bene. e i milanesi de milàn? loro non avranno aumenti e continueranno a viaggiare a un misero euro, dal gratosoglio alla comasina, dalla barona all'ortica, praticamente cinque o sei volte i chilometri che percorro io quotidianamente sui mezzi pubblici. "ebbè, ma c'è l'expo! lo sai che stanno rifacendo 15 fermate della metro?" lo so, lo so. tutte in centro, manco una in provincia: hai mai visto la stazione di cascina gobba? ecco vai a rifare quella, vai. e perché devo pagare io il belletto alle stazioni in centro? "che ti devo dire: fai il portoghese e viaggia senza biglietto" l'ho fatto in gioventù, e lo farei anche ora... ma tu lo sai dove stanno i controllori? stanno come condor all'uscita delle fermate di provincia, per sgamare chi viaggia col biglietto a 1 euro e sfora la zona. non stanno mica appostati a duomo o cadorna, ché non sta bene... "oh senti, vai in bici che ti fa bene!" certo che ci vado in bici. in primavera e d'estate, rischiando la vita sul viale monza, patria senza legge dei furgoncini, dei suv e degli scooteroni. d'autunno e in inverno magari vacci tu in bici e prova a prendere la ciclabile marrone. no, scherzavo: non ci sono ciclabili degne di questo nome a milano. era un modo carino per mandarti a fare in culo.
sabato 24 luglio 2010
io e la rhino power service
è moltissimo che non posto qui e oggi riprendo.
intorno alla metà degli anni novanta avevo finito il servizio civile e dovevo trovarmi un lavoro: l'estate era vicina e non volevo rimanere troppo nella metropoli; urgeva un lavoro, anche una cazzata eh, ma che mi permettesse almeno dieci giorni di campeggio in giro per la toscana o giù di lì. qualche giorno dopo la prima spedizione di curriculum mi contatta la rhino power service per fissare un colloquio per la mattina seguente.
"di che lavoro si tratta?", chiedo preventivamente.
"domani le spiegheranno tutto".
fisso l'appuntamento e intanto cerco di capire quale fosse la rhino power service tra le n-mila anonime inserzioni a cui avevo compulsivamente risposto; niente: l'unica è andare di persona e cercare di capire.
mi presento l'indomani all'orario stabilito. l'indirizzo corrisponde a un grande supercondominio in edilizia convenzionata nell'hinterland nord-orientale. citofono e un voce risponde "a destra, seminterrato". entro nel cortile supercondominiale, scendo la scalinata esterna e suono il campanello; apro la porta e la sede della rhino power service si apre ai miei occhi: uno stanzone con due porte e un piccolo bancone d'accoglienza. sulla porta di sinistra la scritta "ufficio", su quella di destra "magazzino". sopra il bancone, il logo della rhino power service: un globo terrestre tra due rinoceronti che tirano nelle direzioni opposte, come l'etichetta dei levi's, ma con la terra al posto dei calzoni e i pachidermi al posto degli equini. di una bruttezza sconfortante. nello stanzone, altri due giovani disoccupati e spaesatissimi. c'era anche della musica, a volume basso: un unzunz fastidioso, ma non fuori luogo. "buongiorno" faccio alla figa di legno sotto il logo coi rinoceronti, "sono qui per un colloquio". la risposta che ricevo è a dir poco entusiasta: "ciao! sono tamara, accomodati, pietro arriva subito!" mi accomodo su una delle sedie tipo-oratorio appoggiate a una parete dello stanzone. mentre aspetto arrivano altri malcapitati, che ricevono la stessa entusiastica risposta dalla fregn de legn e si accomodano mestamente alle sedie del don.
tocca a me, entro nella porta "ufficio" dove trovo un piccolo e stipatissimo stanzino, dotato di scrivania e sedia e un sacco di altra robaccia, scatoloni, carta, libri. niente computer, ovviamente. il mio interlocutore si presenta:
"ciao marco, sono pietro!", mi afferra la mano e stringe fino a stritolare.
"bene marco, la rhino si occupa di import-export, è una grande multinazionale con sedi in tutta europa. il lavoro è molto semplice e saremo felici di spiegartelo tramite un giorno di prova che potrai svolgere già domani, che ne dici?"
"ah. così? ma di cosa si tratta?", chiedo sorridendo.
"domani potrai capire meglio, ma ti assicuro che è un'offerta imperdibile, marco, non fartela scappare", mi risponde lui guardando altrove.
"va bene, ma almeno un accenno? ieri la segretaria mi ha detto che oggi avrei saputo. ora si va a domani...", faccio io sorridendo meno.
"come faccio a spiegarti il lavoro di una multinazionale in un accenno? domani alle 7 qui da noi. e tutto sarà chiaro", mi fa lui perentorio e sempre guardando altrove.
"alle 7?!?"
"cominciamo molto presto, sì", mi fa sorridendo e fissandomi.
in pochi secondi soppeso: import-export? de che? sedi in tutta europa? ma va? cazzo però potrebbe anche dirmi di più! dice domani... in fondo domani non ho un cazzo da fare, anche se le sette del mattino sono un orario improponibile per una prova per un lavoro di cui non so nulla... vaffanculo, decido di andare e fisso l'appuntamento.
"bravo marco! ottima scelta, a domani" mi fa pietro prima di stritolarmi di nuovo la mano.
il giorno seguente la sede della rhino power service era la stessa, con qualche ragazzo seduto, ragazze in piedi, tutti un bel po' spaesati. come me, del resto: la sede era la stessa, la figa di legno sempre più legnosa, ma la musica era decisamente a un volume più alto del giorno prima, e l'unzunz fastdioso era davvero un martello. in fondo erano da poco passate le sette antimeridiane: l'alba, in pratica. d'un tratto un urlo proveniente dalla porta "magazzino": "OK, RAGAZZZZIII?!???" e poi la fragorosa quanto scontata risposta: "SIIIIIIIIIIII" la porta si spalnca, escono, marciando in fila indiana, dei personaggi bizzarri, un fauna davvero eterogenea. facce da paolotti, evidenti cocainomani, poche femine e tutte in tailleur, in generale degli sguardi profondi quanto pozzanghere. e insomma se ne vanno tutti compiaciuti, sorridenti, e sempre in fila indiana entrano nell'ufficio dove il giorno prima avevo conosciuto pietro, che quel giorno chiudeva la coda elargendo pacche su spalle e culi. il tarlo del dubbio comincia a divorarmi. poteva essere che stavo partecipando a mia insaputa a uno scherziaparte qualsiasi? poteva esserlo davvero? sì, era possibile. e la giornata era solo all'inizio.
noi candidati fummo accolti uno ad uno nell'ufficio. vedevo sti poveracci entrare in ufficio e uscirne qualche minuto dopo scortati da un esemplare di quella fauna di pazzi che era uscita dal magazzino. tocca a me. entro. di nuovo pietro, di nuovo mi stritola la mano, di nuovo entusiasta e carichissimo: "bene, marco. oggi alfonso ti spiegherà il lavoro e cosa vogliamo da te". ne avrei da chiedere, ma non faccio altre domande, forse anche intimorito dalla presenza degli altri componenti della fauna che ora popolavano l'ufficetto, già stipato di suo. mi giro e vedo alfonso: la faccia da bravo ragazzo, vestiti poveri, da grande magazzino, sudaticcio. il mio mentore. la mia guida. il mio guru. usciamo e attacca subito: anche lui come la receptionist di legno e come pietro lo stritolatore era infuso da sto cazzo di entusasmo forzato tipico della rhino power service:
"bene. allora andiamo subito così ti spiego in macchina, ok?", fa lui per sciogliere il ghiaccio.
"ah bene. andiamo in macchina?"
"sì, così ti spiego". il ghiaccio si indurì.
la macchina, non volevo crederci, era un alfa romeo arna. credo ne abbiano vendute 130 esemplari, di cui 100 in dotazione ai ghisa milanesi.
"è la tua auto?", chiedo io.
"sì. tu ce l'hai la patente vero?"
"sì sì. quindi serve la macchina per il lavoro? la mia macchina?" era giunto il momento di capire: quindi indagavo senza tregua, una domanda dietro l'altra, ma alfonso era incazzoso alla guida e spesso evasivo.
"sì. la macchina serve a seminare. e poi ovviamente per raccogliere devi averla".
a tratti non capivo la sua lingua.
"seminare e raccogliere cosa? cosa importa ed esporta la ditta?"
"eh, dai... poi ti faccio vedere... SPOOOSTATI CO' STA BICI!"
ci dirigiamo in centro. parcheggiamo a fatica in una zona centralissima e servitissima da tram e metropolitane, ma noi siamo lì in auto, come dei cretini. dei cretini sudaticci e male assortiti.
"eccoci, siamo arrivati. allora oggi vedrai una parte di semina e una di raccolta, vieni entriamo qui."
entriamo in questo portone di un palazzo del centro, un bel palazzo di quelli vecchi, zeppo di ufficio notarili o contabili. bypassiamo bellamente la portinaia e ci dirigiamo alla prima porta a destra, piano terra. entriamo e alfonso attacca:
"sono della rhino, son passato settimana scorsa, si ricorda?" la signora guarda in alto come a cercare il ricordo sul soffitto.
"ah.. sì... no, ma guardi... non ci interessa", fa lei alla fine.
"niente niente?", chiede calmo il mio mentore.
"no, grazie"
"peccato signora, erano un vero affare, allora non insisto, li riprendo e li porto via"
alfonso prende una piccola pila di libri che non avevo notato entrando e che stavano sopra un tavolino come fossero riviste nella sala d'aspetto di un dentista. si figuri.. ma non si preoccupi... grazie.. arrivederci... ciao. finito.
il lavoro, avrei poi capito durante la giornata, consisteva nella distribuzione, presso uffici e attività commerciali, di libri in visione: guide di giardinaggio, libri per l'infanzia, libri di cucina, roba da librerie remainders, per capirci. si passava a seminare, ovvero portare dei libercoli in visione per una settimana, per poi tornare e raccogliere gli eventuali ordinativi e riscuotere: negli uffici ci lavorano diversi dipendenti, che secondo alfonso avevano voglia di comprare quelle ostiate lì. in quel modo lì.
non lo mando subito a fare in culo, ma lo assecondo, ci passeggio insieme per tutta la giornata e gli faccio bellamente capire che a me di quel lavoro lì non frega niente. lui non insiste e mette un po' da parte il suo entusiasmo. nel nostro girovagare incontriamo altri rhino men, tutti in coppia, tutti più o meno bizzarri. nel tardo pomeriggio torniamo alla sede: la musica era a livelli che in provincia di bergamo le discoteche non possono raggiungere. ci accolgono alla grande: salutoni e high five che nemmeno in cumpa... nello stanzone gente che discuteva, che scoppiava in grasse risate, che si faceva gli scherzoloni da taddeone. sembrava un happy hour. ma senza drink, senza cibo e senza divertimento. ogni arrivo di una nuova coppia era salutato in modo più che caloroso. tutti salutavano sguaiatamente tutti, in un tripudio di follia generalizzata. ma ecco che entra un tizio, seguito dalla poveretta che se lo è sorbito tutto il giorno. la faccia da cocainomane col callo, alto e magro, con un sorriso sornione, si fa avanti e non saluta nessuno di quelli che erano accorsi per somministrargli la sua dose di calorosi saluti sguaiati, si dirige a larghe falcate verso la figa di legno, allunga una mano dietro il bancone, tira fuori una campana e comincia a scampanare come un chierichetto la notte di pasqua. la follia collettiva raggiunge vette sino ad allora inesplorate. baci, pacche, abbracci maschi e vigorosi. un vero delirio.
"cosa succede?", chiedo a un alfonso sudatissimo.
"ha superato il target!" e poi aggiunge sottovoce "cazzo, era anche altissimo"
mi faccio spiegare che il tizio con la campana quella mattina aveva detto "oggi piazzo tot libri" e quella sera aveva venduto "tot libri più uno". ne avevo avuto abbastanza. decido di andarmene e da allora la rhino power service è uscita per sempre dalla mia vita, nonostante il suo ricordo mi abbia sempre accompagnato.
era il 1996 e da allora ho fatto altri colloqui, ho avuto un considerevole numero di lavori e lavoretti anche diametralmente opposti tra loro, ma è ormai qualche anno, non so se per sfiga o fortuna, che non mi trovo nella pre-precaria condizione di quelli che cercano lavoro nell'italia di oggi. a loro dedico queste righe.
intorno alla metà degli anni novanta avevo finito il servizio civile e dovevo trovarmi un lavoro: l'estate era vicina e non volevo rimanere troppo nella metropoli; urgeva un lavoro, anche una cazzata eh, ma che mi permettesse almeno dieci giorni di campeggio in giro per la toscana o giù di lì. qualche giorno dopo la prima spedizione di curriculum mi contatta la rhino power service per fissare un colloquio per la mattina seguente.
"di che lavoro si tratta?", chiedo preventivamente.
"domani le spiegheranno tutto".
fisso l'appuntamento e intanto cerco di capire quale fosse la rhino power service tra le n-mila anonime inserzioni a cui avevo compulsivamente risposto; niente: l'unica è andare di persona e cercare di capire.
mi presento l'indomani all'orario stabilito. l'indirizzo corrisponde a un grande supercondominio in edilizia convenzionata nell'hinterland nord-orientale. citofono e un voce risponde "a destra, seminterrato". entro nel cortile supercondominiale, scendo la scalinata esterna e suono il campanello; apro la porta e la sede della rhino power service si apre ai miei occhi: uno stanzone con due porte e un piccolo bancone d'accoglienza. sulla porta di sinistra la scritta "ufficio", su quella di destra "magazzino". sopra il bancone, il logo della rhino power service: un globo terrestre tra due rinoceronti che tirano nelle direzioni opposte, come l'etichetta dei levi's, ma con la terra al posto dei calzoni e i pachidermi al posto degli equini. di una bruttezza sconfortante. nello stanzone, altri due giovani disoccupati e spaesatissimi. c'era anche della musica, a volume basso: un unzunz fastidioso, ma non fuori luogo. "buongiorno" faccio alla figa di legno sotto il logo coi rinoceronti, "sono qui per un colloquio". la risposta che ricevo è a dir poco entusiasta: "ciao! sono tamara, accomodati, pietro arriva subito!" mi accomodo su una delle sedie tipo-oratorio appoggiate a una parete dello stanzone. mentre aspetto arrivano altri malcapitati, che ricevono la stessa entusiastica risposta dalla fregn de legn e si accomodano mestamente alle sedie del don.
tocca a me, entro nella porta "ufficio" dove trovo un piccolo e stipatissimo stanzino, dotato di scrivania e sedia e un sacco di altra robaccia, scatoloni, carta, libri. niente computer, ovviamente. il mio interlocutore si presenta:
"ciao marco, sono pietro!", mi afferra la mano e stringe fino a stritolare.
"bene marco, la rhino si occupa di import-export, è una grande multinazionale con sedi in tutta europa. il lavoro è molto semplice e saremo felici di spiegartelo tramite un giorno di prova che potrai svolgere già domani, che ne dici?"
"ah. così? ma di cosa si tratta?", chiedo sorridendo.
"domani potrai capire meglio, ma ti assicuro che è un'offerta imperdibile, marco, non fartela scappare", mi risponde lui guardando altrove.
"va bene, ma almeno un accenno? ieri la segretaria mi ha detto che oggi avrei saputo. ora si va a domani...", faccio io sorridendo meno.
"come faccio a spiegarti il lavoro di una multinazionale in un accenno? domani alle 7 qui da noi. e tutto sarà chiaro", mi fa lui perentorio e sempre guardando altrove.
"alle 7?!?"
"cominciamo molto presto, sì", mi fa sorridendo e fissandomi.
in pochi secondi soppeso: import-export? de che? sedi in tutta europa? ma va? cazzo però potrebbe anche dirmi di più! dice domani... in fondo domani non ho un cazzo da fare, anche se le sette del mattino sono un orario improponibile per una prova per un lavoro di cui non so nulla... vaffanculo, decido di andare e fisso l'appuntamento.
"bravo marco! ottima scelta, a domani" mi fa pietro prima di stritolarmi di nuovo la mano.
il giorno seguente la sede della rhino power service era la stessa, con qualche ragazzo seduto, ragazze in piedi, tutti un bel po' spaesati. come me, del resto: la sede era la stessa, la figa di legno sempre più legnosa, ma la musica era decisamente a un volume più alto del giorno prima, e l'unzunz fastdioso era davvero un martello. in fondo erano da poco passate le sette antimeridiane: l'alba, in pratica. d'un tratto un urlo proveniente dalla porta "magazzino": "OK, RAGAZZZZIII?!???" e poi la fragorosa quanto scontata risposta: "SIIIIIIIIIIII" la porta si spalnca, escono, marciando in fila indiana, dei personaggi bizzarri, un fauna davvero eterogenea. facce da paolotti, evidenti cocainomani, poche femine e tutte in tailleur, in generale degli sguardi profondi quanto pozzanghere. e insomma se ne vanno tutti compiaciuti, sorridenti, e sempre in fila indiana entrano nell'ufficio dove il giorno prima avevo conosciuto pietro, che quel giorno chiudeva la coda elargendo pacche su spalle e culi. il tarlo del dubbio comincia a divorarmi. poteva essere che stavo partecipando a mia insaputa a uno scherziaparte qualsiasi? poteva esserlo davvero? sì, era possibile. e la giornata era solo all'inizio.
noi candidati fummo accolti uno ad uno nell'ufficio. vedevo sti poveracci entrare in ufficio e uscirne qualche minuto dopo scortati da un esemplare di quella fauna di pazzi che era uscita dal magazzino. tocca a me. entro. di nuovo pietro, di nuovo mi stritola la mano, di nuovo entusiasta e carichissimo: "bene, marco. oggi alfonso ti spiegherà il lavoro e cosa vogliamo da te". ne avrei da chiedere, ma non faccio altre domande, forse anche intimorito dalla presenza degli altri componenti della fauna che ora popolavano l'ufficetto, già stipato di suo. mi giro e vedo alfonso: la faccia da bravo ragazzo, vestiti poveri, da grande magazzino, sudaticcio. il mio mentore. la mia guida. il mio guru. usciamo e attacca subito: anche lui come la receptionist di legno e come pietro lo stritolatore era infuso da sto cazzo di entusasmo forzato tipico della rhino power service:
"bene. allora andiamo subito così ti spiego in macchina, ok?", fa lui per sciogliere il ghiaccio.
"ah bene. andiamo in macchina?"
"sì, così ti spiego". il ghiaccio si indurì.
la macchina, non volevo crederci, era un alfa romeo arna. credo ne abbiano vendute 130 esemplari, di cui 100 in dotazione ai ghisa milanesi.
"è la tua auto?", chiedo io.
"sì. tu ce l'hai la patente vero?"
"sì sì. quindi serve la macchina per il lavoro? la mia macchina?" era giunto il momento di capire: quindi indagavo senza tregua, una domanda dietro l'altra, ma alfonso era incazzoso alla guida e spesso evasivo.
"sì. la macchina serve a seminare. e poi ovviamente per raccogliere devi averla".
a tratti non capivo la sua lingua.
"seminare e raccogliere cosa? cosa importa ed esporta la ditta?"
"eh, dai... poi ti faccio vedere... SPOOOSTATI CO' STA BICI!"
ci dirigiamo in centro. parcheggiamo a fatica in una zona centralissima e servitissima da tram e metropolitane, ma noi siamo lì in auto, come dei cretini. dei cretini sudaticci e male assortiti.
"eccoci, siamo arrivati. allora oggi vedrai una parte di semina e una di raccolta, vieni entriamo qui."
entriamo in questo portone di un palazzo del centro, un bel palazzo di quelli vecchi, zeppo di ufficio notarili o contabili. bypassiamo bellamente la portinaia e ci dirigiamo alla prima porta a destra, piano terra. entriamo e alfonso attacca:
"sono della rhino, son passato settimana scorsa, si ricorda?" la signora guarda in alto come a cercare il ricordo sul soffitto.
"ah.. sì... no, ma guardi... non ci interessa", fa lei alla fine.
"niente niente?", chiede calmo il mio mentore.
"no, grazie"
"peccato signora, erano un vero affare, allora non insisto, li riprendo e li porto via"
alfonso prende una piccola pila di libri che non avevo notato entrando e che stavano sopra un tavolino come fossero riviste nella sala d'aspetto di un dentista. si figuri.. ma non si preoccupi... grazie.. arrivederci... ciao. finito.
il lavoro, avrei poi capito durante la giornata, consisteva nella distribuzione, presso uffici e attività commerciali, di libri in visione: guide di giardinaggio, libri per l'infanzia, libri di cucina, roba da librerie remainders, per capirci. si passava a seminare, ovvero portare dei libercoli in visione per una settimana, per poi tornare e raccogliere gli eventuali ordinativi e riscuotere: negli uffici ci lavorano diversi dipendenti, che secondo alfonso avevano voglia di comprare quelle ostiate lì. in quel modo lì.
non lo mando subito a fare in culo, ma lo assecondo, ci passeggio insieme per tutta la giornata e gli faccio bellamente capire che a me di quel lavoro lì non frega niente. lui non insiste e mette un po' da parte il suo entusiasmo. nel nostro girovagare incontriamo altri rhino men, tutti in coppia, tutti più o meno bizzarri. nel tardo pomeriggio torniamo alla sede: la musica era a livelli che in provincia di bergamo le discoteche non possono raggiungere. ci accolgono alla grande: salutoni e high five che nemmeno in cumpa... nello stanzone gente che discuteva, che scoppiava in grasse risate, che si faceva gli scherzoloni da taddeone. sembrava un happy hour. ma senza drink, senza cibo e senza divertimento. ogni arrivo di una nuova coppia era salutato in modo più che caloroso. tutti salutavano sguaiatamente tutti, in un tripudio di follia generalizzata. ma ecco che entra un tizio, seguito dalla poveretta che se lo è sorbito tutto il giorno. la faccia da cocainomane col callo, alto e magro, con un sorriso sornione, si fa avanti e non saluta nessuno di quelli che erano accorsi per somministrargli la sua dose di calorosi saluti sguaiati, si dirige a larghe falcate verso la figa di legno, allunga una mano dietro il bancone, tira fuori una campana e comincia a scampanare come un chierichetto la notte di pasqua. la follia collettiva raggiunge vette sino ad allora inesplorate. baci, pacche, abbracci maschi e vigorosi. un vero delirio.
"cosa succede?", chiedo a un alfonso sudatissimo.
"ha superato il target!" e poi aggiunge sottovoce "cazzo, era anche altissimo"
mi faccio spiegare che il tizio con la campana quella mattina aveva detto "oggi piazzo tot libri" e quella sera aveva venduto "tot libri più uno". ne avevo avuto abbastanza. decido di andarmene e da allora la rhino power service è uscita per sempre dalla mia vita, nonostante il suo ricordo mi abbia sempre accompagnato.
era il 1996 e da allora ho fatto altri colloqui, ho avuto un considerevole numero di lavori e lavoretti anche diametralmente opposti tra loro, ma è ormai qualche anno, non so se per sfiga o fortuna, che non mi trovo nella pre-precaria condizione di quelli che cercano lavoro nell'italia di oggi. a loro dedico queste righe.
venerdì 18 dicembre 2009
domenica 11 ottobre 2009
periodo intenso (2)
che settimana.
nel mondo di tutti il lodo alfano è stato respinto dalla consulta (a e i o u ipsilòn!). poi il nobel per la pace viene assegnato a obama (la pace pare si possa misurare anche dalle intenzioni e sulla fiducia, meno sui fatti, in questo caso). poi ancora la bindi, che riceve - per l'ennesima volta - un insulto che offende lei e tutte le donne (tutte sì, anche coloro che han votato l'insultante). e su tutto: l'ennesimo pezzo di paese si stacca dagli altri e frana su cose e persone... altro? sì, cazzo, ha chiuso paul the wine guy (so long...).
nel mio mondo è successo anche altro. in ufficio è arrivato un po' di lavoro, cose nuove, aria fresca. e poi tante richieste di preventivi, quotazioni. niente di che, se non fosse che tutto è arrivato proprio mentre io e i soci stavamo lavorando a questo e a tutta la corporate image. come se non bastasse abbiamo anche partecipato all'italian videogames developer conference: non esattamente il posto adatto per il nostro lavoro, noi non sviluppiamo games, ma è stato bello vedere le facce di quelli che s'ammazzano di codice per farti godere il videogiochino. e poi è stato utile perché finalmente ho capito il cosa-come-quando dei videogiochi in italia, la filiera ludica che va dalla vision, al prodotto finito che va sugli scaffali (quello che ti impagino e localizzo io).
nel mondo di tutti il lodo alfano è stato respinto dalla consulta (a e i o u ipsilòn!). poi il nobel per la pace viene assegnato a obama (la pace pare si possa misurare anche dalle intenzioni e sulla fiducia, meno sui fatti, in questo caso). poi ancora la bindi, che riceve - per l'ennesima volta - un insulto che offende lei e tutte le donne (tutte sì, anche coloro che han votato l'insultante). e su tutto: l'ennesimo pezzo di paese si stacca dagli altri e frana su cose e persone... altro? sì, cazzo, ha chiuso paul the wine guy (so long...).
nel mio mondo è successo anche altro. in ufficio è arrivato un po' di lavoro, cose nuove, aria fresca. e poi tante richieste di preventivi, quotazioni. niente di che, se non fosse che tutto è arrivato proprio mentre io e i soci stavamo lavorando a questo e a tutta la corporate image. come se non bastasse abbiamo anche partecipato all'italian videogames developer conference: non esattamente il posto adatto per il nostro lavoro, noi non sviluppiamo games, ma è stato bello vedere le facce di quelli che s'ammazzano di codice per farti godere il videogiochino. e poi è stato utile perché finalmente ho capito il cosa-come-quando dei videogiochi in italia, la filiera ludica che va dalla vision, al prodotto finito che va sugli scaffali (quello che ti impagino e localizzo io).
lunedì 5 ottobre 2009
di corsa
da agosto scorso cerco di andare a correre con una certa regolarità, dribblando ove possibile le mie pigrizie. nessuna tabella, niente tempi: quando son stanco mi fermo, se ne ho ancora vado avanti. obiettivo semiserio: la new york city marathon 2010.
domenica scorsa ho partecipato alla deejay five non competitva. considerando che erano due settimane almeno che non correvo (le mie pigrizie hanno avuto la meglio) è andata benissimo: ho corso per almeno quattro chilometri e mezzo, camminando per gli altri cinquecento metri. ma quando ho corso ho tenuto un ritmo decente. alla fine il cronometro non competitivo ufficiale segnava 29:59. e volendo avrei potuto farmi un altro paio di chilometri in relativa scioltezza. mi sentivo bene, insomma.
lo so: che saranno mai cinque chilometri? poco, pochissimo. inversamente proporzionale all'acido lattico del giorno dopo. ma vuoi mettere la soddisfazione?
domenica scorsa ho partecipato alla deejay five non competitva. considerando che erano due settimane almeno che non correvo (le mie pigrizie hanno avuto la meglio) è andata benissimo: ho corso per almeno quattro chilometri e mezzo, camminando per gli altri cinquecento metri. ma quando ho corso ho tenuto un ritmo decente. alla fine il cronometro non competitivo ufficiale segnava 29:59. e volendo avrei potuto farmi un altro paio di chilometri in relativa scioltezza. mi sentivo bene, insomma.
lo so: che saranno mai cinque chilometri? poco, pochissimo. inversamente proporzionale all'acido lattico del giorno dopo. ma vuoi mettere la soddisfazione?
lunedì 14 settembre 2009
ma 20 milioni non saranno un po' troppi?
la gente vicina a wiki[p/m]edia ne sarà già al corrente: un deputato della repubblica italiana, il sig. angelucci antonio ha intentato una causa civile contro l'associazione wikimedia italia, chiedendo venti milioni di euro (mica pizza e fichi) per alcune frasi diffamanti apparse nella voce enciclopedica a lui dedicata (ora chiaramente oscurata).
da buon wikipediano voglio presumere buona fede e sono sicuro che il signor deputato lo ha fatto perché spinto da motivazioni forti, fortissime, vista la richiesta di ben venti milioni di euro, ma, ahilui, ha sbagliato obiettivo: l'associazione wikimedia italia non è responsabile dei contenuti pubblicati su wikipedia. l'unico responsabile è chi scrive: in ogni pagina di modifica dell'enciclopedia infatti c'è scritto "la responsabilità civile e penale su quanto stai per inviare resterà tua; per ogni modifica effettuata, infatti, verrà registrato pubblicamente il tuo indirizzo IP" ciò significa che l'unico responsabile per le frasi ritenute offensive è chi quelle frasi ha inserito, identificabile con una non facile (ma nemmeno impossibile) "indagine telematica".
ora. mi auguro davvero che il signor deputato riveda le sue posizioni e decida di lasciar perdere, oppure che capisca che il suo obiettivo non è wikimedia italia, né il suo direttivo, né la sua presidente (frieda è in realtà l'unica tirata in causa, in quanto ricopre attualmente la carica ed è quindi l'unica responsabile legale). nel caso il signor deputato non si ravvedesse, mi auguro che questa cosa incontri un giudice 2.0. nel caso fosse invece un giudice old style... beh, sarebbero volatili per diabetici. già, perché l'associazione wikimedia italia, di cui sono fieramente socio, si batte per l'open content, la conoscenza libera, gestisce e promuove dei progetti "belli e bravi", e partecipa a un sacco di iniziative, per non parlare del suo potenziale ancora inespresso: davvero immenso. se questa causa fosse vinta dal signor deputato sarebbe la morte dell'associazione, senza mezzi termini.
a margine: io non lo so cosa ci fosse scritto di tanto infamante, ma ventidicoventimilionidievri mi sembrano davvero assai come risarcimento. per dire: un'istituzione della repubblica (mi fa male solo scriverlo) ha fatto più meno la stessa cosa contro due testate giornalistiche nazionali per alcune infamie che hanno fatto il fantomatico giro del mondo. e quanto ha chiesto? un decimo di quello che chiede il signor deputato. sarà mica un po' troppo?
se puoi parlane, condividi, divulga, così come han già fatto anche e meglio di me:
- il bar di wikipedia: qui e qui
- webnews: qui e qui
- paul the wineguy
- leoman300
- tooby
- ignis
- paginazero
- e ovviamente frieda su fcvg
da buon wikipediano voglio presumere buona fede e sono sicuro che il signor deputato lo ha fatto perché spinto da motivazioni forti, fortissime, vista la richiesta di ben venti milioni di euro, ma, ahilui, ha sbagliato obiettivo: l'associazione wikimedia italia non è responsabile dei contenuti pubblicati su wikipedia. l'unico responsabile è chi scrive: in ogni pagina di modifica dell'enciclopedia infatti c'è scritto "la responsabilità civile e penale su quanto stai per inviare resterà tua; per ogni modifica effettuata, infatti, verrà registrato pubblicamente il tuo indirizzo IP" ciò significa che l'unico responsabile per le frasi ritenute offensive è chi quelle frasi ha inserito, identificabile con una non facile (ma nemmeno impossibile) "indagine telematica".
ora. mi auguro davvero che il signor deputato riveda le sue posizioni e decida di lasciar perdere, oppure che capisca che il suo obiettivo non è wikimedia italia, né il suo direttivo, né la sua presidente (frieda è in realtà l'unica tirata in causa, in quanto ricopre attualmente la carica ed è quindi l'unica responsabile legale). nel caso il signor deputato non si ravvedesse, mi auguro che questa cosa incontri un giudice 2.0. nel caso fosse invece un giudice old style... beh, sarebbero volatili per diabetici. già, perché l'associazione wikimedia italia, di cui sono fieramente socio, si batte per l'open content, la conoscenza libera, gestisce e promuove dei progetti "belli e bravi", e partecipa a un sacco di iniziative, per non parlare del suo potenziale ancora inespresso: davvero immenso. se questa causa fosse vinta dal signor deputato sarebbe la morte dell'associazione, senza mezzi termini.
a margine: io non lo so cosa ci fosse scritto di tanto infamante, ma ventidicoventimilionidievri mi sembrano davvero assai come risarcimento. per dire: un'istituzione della repubblica (mi fa male solo scriverlo) ha fatto più meno la stessa cosa contro due testate giornalistiche nazionali per alcune infamie che hanno fatto il fantomatico giro del mondo. e quanto ha chiesto? un decimo di quello che chiede il signor deputato. sarà mica un po' troppo?
se puoi parlane, condividi, divulga, così come han già fatto anche e meglio di me:
- il bar di wikipedia: qui e qui
- webnews: qui e qui
- paul the wineguy
- leoman300
- tooby
- ignis
- paginazero
- e ovviamente frieda su fcvg
lunedì 17 agosto 2009
ferragosto
l'iniziativa per i festeggiamenti del duecentenario della pinacoteca di brera ha spinto me e la famigliola all'uscita ferragostana in città. sapevamo di trovare ressa: l'iniziativa è stata molto bene pubblicizzata sui massimi quotidiani e telegiornali locali e nazionali, ma la coda sovietica che ci si è parata davanti ci ha fatto desitere e la pinacoteca in sé non l'abbiamo visitata. abbiamo però fatto un giretto all'orto botanico e al piccolo museo astronomico allestito proprio sotto la cupola dell'osservatorio.

l'orto botanico è piccino ma molto bello e ben curato (forse tirato a lustro per l'occasione) . c'è un albero cinese altissimo e stranamente freddo che ha tre occhi (vedi foto). la spiega di fianco all'enorme pianta è messa giù a mo' di storiella così ho tirato dentro l'essere umano in via di sviluppo che subito mi fa quattromila domande su perché è cinese? perché tre occhi? perché è così alto? perché è freddo? e poi ancora: ma come si chiama? ma chi sono i suoi amici? ma è maschio o femmina? ma va all'asilo?
come faccio di solito, ho improvvisato: si chiama sandro, ha tanti amici e va già alla scuola elementare. ma controllando meglio ho poi scoperto che forse è una femminuccia.
aggiornamento: ho segnalato la foto a Paul, che l'ha pubblicata nella rubrica preposta.

l'orto botanico è piccino ma molto bello e ben curato (forse tirato a lustro per l'occasione) . c'è un albero cinese altissimo e stranamente freddo che ha tre occhi (vedi foto). la spiega di fianco all'enorme pianta è messa giù a mo' di storiella così ho tirato dentro l'essere umano in via di sviluppo che subito mi fa quattromila domande su perché è cinese? perché tre occhi? perché è così alto? perché è freddo? e poi ancora: ma come si chiama? ma chi sono i suoi amici? ma è maschio o femmina? ma va all'asilo?
come faccio di solito, ho improvvisato: si chiama sandro, ha tanti amici e va già alla scuola elementare. ma controllando meglio ho poi scoperto che forse è una femminuccia.
aggiornamento: ho segnalato la foto a Paul, che l'ha pubblicata nella rubrica preposta.
lunedì 10 agosto 2009
tv vs. insonnia
ho passato la scorsa serata come una cozza, sul divano. qualche telefilm (o serial), tanto sapping. la botta di sonno è arrivata quasi subito. mi sono risvegliato che lo schermo ancora mi illuminava. nel dormiveglia e per pochissimi secondi mi è parso di vedere delle immagini di un umberto bossi tutto storto e sbavulento che da un palco diceva qualcosa su delle gabbie. sul piccolo palco, vai a sapere perché, c'era scritto "rutger hauer" con a fianco qualcosa che sembrava l'apice del logo di star trek, e dietro il senatur c'era un cruciverbone, tipo quello della carrà o della bonaccorti nei pomeridiani di una dozzina d'anni fa. poi è arrivato il primo tuono, ha cominciato a piovere e tutto s'è sciacquato via. potrei aver sognato tutto.
giovedì 21 maggio 2009
il fornitore-dipendente
per il lavoro che faccio mi reputo fortunato: la società per cui lavoro è in parte anche mia, i soci sono belle persone, e belle sono le persone che collaborano con noi per brevi o lunghi periodi. i ritmi di lavoro sono generalmente rilassati e si passa da momenti di calma quasi totale a momenti di tensione. i famosi peaks and valleys. tutto normale.
la parte apparentemente migliore del tutto è che non ci sono capi a cui "fare rapporto", ma solo clienti: tu hai bisogno dei miei servizi, io te li offro ai prezzi e ai tempi che concordiamo, cercando di venire incontro alle reciproche esigenze. un rapporto alla pari. ma solo in apparenza, appunto.
alcuni di questi clienti, non molti per fortuna, oltre a imporre di fatto tariffe al di sotto del normale, ti trattano come se fossi un loro dipendente, al quale possono passare quanto più lavoro possibile, da fare nel minor numero di ore possibile, nel tentativo di farti galoppare come un treno per rispettare i loro tempi e i loro budget. perché loro sono quelli che proverbialmente "hanno sempre ragione".
dopo averlo fatto da dipendente, è qualche anno che ormai faccio questo mestiere in proprio, non molto tempo per carità, ma quest'esperienza mi ha reso un po' sgamato. in passato cercavo di assecondare e accondiscendere a queste richieste "da dipendente", ora basta: è giorni (mmh...settimane...) che combatto verbalmente (via mail, telefono, chat) con un cliente che non vuole sentire ragioni in merito. nel tempo questo cliente si è rivelato essere tra i peggiori mai incontrati, per il fatto che imponga tariffe che manco a shangai, ma anche per la dimostrata incapacità di gestire il lavoro e le persone che questo lavoro devono svolgere; ma si è rivelato tra i peggiori anche per la bassa qualità dei propri prodotti (semilavorati o finiti), figlia della malagestione di cui sopra. ecco, qualche minuto fa, scrivendo un breve messaggio informativo per questo cliente ("ciao, i nuovi file sono sul server"), mi è presa una strana voglia di tornare volontariamente alla questione "mi tratti da dipendente", magari in modo caustico e antipatico, cercando lo scontro, considerando che tanto "da perdere" c'è davvero poco... per il quieto vivere, e la gioia dei soci, mi son trattenuto.
sarà la crisi, sarà il mercato, sarà la congiuntura sfavorevole. ma se vuoi lo sgaloppino, te lo assumi con tutti i crismi. cosa? assumere costa troppo? sotto molti aspetti? hai ragione: meglio la piccola società che pur di tenersi i clienti è disposta a lavorare sottocosto, vero? un sincero vaffanculo da parte mia e da tutti gli sgaloppini disoccupati del mondo.
la parte apparentemente migliore del tutto è che non ci sono capi a cui "fare rapporto", ma solo clienti: tu hai bisogno dei miei servizi, io te li offro ai prezzi e ai tempi che concordiamo, cercando di venire incontro alle reciproche esigenze. un rapporto alla pari. ma solo in apparenza, appunto.
alcuni di questi clienti, non molti per fortuna, oltre a imporre di fatto tariffe al di sotto del normale, ti trattano come se fossi un loro dipendente, al quale possono passare quanto più lavoro possibile, da fare nel minor numero di ore possibile, nel tentativo di farti galoppare come un treno per rispettare i loro tempi e i loro budget. perché loro sono quelli che proverbialmente "hanno sempre ragione".
dopo averlo fatto da dipendente, è qualche anno che ormai faccio questo mestiere in proprio, non molto tempo per carità, ma quest'esperienza mi ha reso un po' sgamato. in passato cercavo di assecondare e accondiscendere a queste richieste "da dipendente", ora basta: è giorni (mmh...settimane...) che combatto verbalmente (via mail, telefono, chat) con un cliente che non vuole sentire ragioni in merito. nel tempo questo cliente si è rivelato essere tra i peggiori mai incontrati, per il fatto che imponga tariffe che manco a shangai, ma anche per la dimostrata incapacità di gestire il lavoro e le persone che questo lavoro devono svolgere; ma si è rivelato tra i peggiori anche per la bassa qualità dei propri prodotti (semilavorati o finiti), figlia della malagestione di cui sopra. ecco, qualche minuto fa, scrivendo un breve messaggio informativo per questo cliente ("ciao, i nuovi file sono sul server"), mi è presa una strana voglia di tornare volontariamente alla questione "mi tratti da dipendente", magari in modo caustico e antipatico, cercando lo scontro, considerando che tanto "da perdere" c'è davvero poco... per il quieto vivere, e la gioia dei soci, mi son trattenuto.
sarà la crisi, sarà il mercato, sarà la congiuntura sfavorevole. ma se vuoi lo sgaloppino, te lo assumi con tutti i crismi. cosa? assumere costa troppo? sotto molti aspetti? hai ragione: meglio la piccola società che pur di tenersi i clienti è disposta a lavorare sottocosto, vero? un sincero vaffanculo da parte mia e da tutti gli sgaloppini disoccupati del mondo.
E' per questo che seguo la legge dell'ortica
che ogni giorno mi incita
quando butto giù un testo che vuoi che ti dica
non c'è gusto se non irrita
Si lavora e si fatica per la legge dell'ortica!
che ogni giorno mi incita
quando butto giù un testo che vuoi che ti dica
non c'è gusto se non irrita
Si lavora e si fatica per la legge dell'ortica!
La legge dell'ortica - CapaRezza (Verità Supposte, 2003)
mercoledì 20 maggio 2009
hi-tech shopping
come spesso accade quando mi cimento nello shopping (attività che non amo, non per tirchieria, ma per mia atavica avversione), quando dieci giorni fa ho comprato un navigatore satellitare, sono entrato nel negozio, ho dato una rapida occhiata, ho scelto il prodotto e sono andato alla cassa. tempo totale dieci minuti dieci.
è il mio primo navigatore satellitare, ho sempre pensato di poter fare affidamento sul mio naturale senso dell'orientamento. l'ho preso perché dopo diversi viaggi con gps di amici e conoscenti, mi sono reso conto di quanto sia più facile lasciarsi guidare dal coso.
benissimo. oggi leggo questo e smadonno.
comunque vada, hai fatto una cazzata.
è il mio primo navigatore satellitare, ho sempre pensato di poter fare affidamento sul mio naturale senso dell'orientamento. l'ho preso perché dopo diversi viaggi con gps di amici e conoscenti, mi sono reso conto di quanto sia più facile lasciarsi guidare dal coso.
benissimo. oggi leggo questo e smadonno.
comunque vada, hai fatto una cazzata.
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indolenze
martedì 24 marzo 2009
presidente borg
e tra un po' si torna a votare, anche per la provincia di milano. il presidente uscente è stato il mio professore di educazione tecnica alle medie, poi sindaco della mia città per due mandati, poi presidente della provincia per uno. e ora si ricandida, ovviamente. stamattina ho notato una sua pubblicità elettorale, che si può vedere anche qui. sarà che conosco e non apprezzo totalmente il soggetto, ma a me quel "e oltre" spaventa: o gli è piaciuto un sacco toy story, oppure, cazzo, vuole invadere le province limitrofe...
"...varesotti, brianzoli, bergamaschi, cremonesi, pavesi, lodigiani... la resistenza è inutile... verrete assimilati..."
"...varesotti, brianzoli, bergamaschi, cremonesi, pavesi, lodigiani... la resistenza è inutile... verrete assimilati..."
venerdì 20 marzo 2009
[rinc(o]rsi)
leggo oggi sul corriere che l'intervento ambientalista volto alla tutela degli orsi polari canadesi e di altre specie locali, ha fatto, in tre anni, più danni che altro: oltre duemila (!) dosi di tranquillante somministrate, orsi rincoglioniti dal tranquillante rincorsi con elicotteri, sei balene morte nel tentativo di inserire sotto la loro pelle un rilevatore satellitare, caribù narcotizzati con un qualche veleno che li rende non commestibili dalle tribù di inuit che li cacciano dai tempi di carlo cudega. nell'articolo online del corriere non c'è la stessa foto che ho visto stamane sul giornale: un orso sedato e steso sulla pancia con un grosso numero rosso sulla schiena.. ma ce ne era davvero bisogno? è corretto giustificare certe pratiche? una volta osservati i disastri ambientali che si stan compiendo in nome della tutela degli animali, non è il caso di smetterla lì o almeno di cambiare metodo? magari meno invasivo? ma ci vogliono tre anni e duemila dosi di tranquillante per capire certe ovvietà?
lunedì 9 marzo 2009
panico!
stasera l'essere umano in via di sviluppo sfogliava la copia di wired che abbiamo comprato qualche giorno fa. a pagina cinquantadue si sofferma sui supereroi (e relativi villains): "papà, chi sono questi?". superman, batman, joker, catwoman, wolverine, spiderman e altri che non conosco... lo lascio alle sue elucubrazioni per qualche minuto. mi rigiro e lo vedo con un'espressione da cigno, e con una manina nei calzoni del pigimaino... "cose c'è, ender[1]?" "niente, niente.." mi fa lui con aria furbetta. qualche minuto fa mi ha confessato che i seni di catwoman lo facevano "sentire strano". io sono tuttora in panico...
[1] lo chiamo così quando siamo soli io e lui.
[1] lo chiamo così quando siamo soli io e lui.
domenica 18 gennaio 2009
vulgo e divulgo
mi è capitato di guardare alla tv il programma di piero angela su michelangelo. uno dei "corrispondenti" era (ma và?) alberto angela, inviato nell'archivio del monte di pietà in roma per farci scoprire come il buon buonarroti raccogliesse i fondi necessari alla realizzazione delle sue opere. pippotto sulla nascita delle prime banche, esibizione di estratti conto d'epoca, carrellata sugli splendidi locali dell'edificio: tutto molto interessante, ma ancora nessuna notizia sulla storia che si stava raccontando. ad un certo punto, tra i reconditi corridoi dell'archivio, alberto apre due grossi tomi (ci spiega anche cos'è un tomo, pensa te) e mostra un movimento di denaro riconducibile a buonarroti (o a qualche committente, non ero attento). e bon, chiude il servizio in questo modo:
(riponendo il tomo) "ma ora basta, non vogliamo certo violare la privacy postuma del personaggio" (sorriso) (nero)
non amo gli angela, i loro programmi sono molto al di sopra della media nazionale, ma personalmente non mi piacciono. per esempio, questo servizio mi è parso una presa per il culo: ma come? vai fin lì sotto per farci capire i giri di soldi che han permesso a noi oggi di godere di opere come la pietà, il david o la sistina e parli di privacy postuma? ma porco giuda: voi angela siete un'istituzione nazionale, siete la divulgazione storico-scientifica televisiva per antonomasia, e allora... divulgate al vulgo, no? fossi io uno storico, avrei forse sorriso alla "privacy postuma", ma siccome non lo sono, sono un semplice telespettatore, mi incazzo: e perché mi sento privato di una (precedentemente promessa) informazione, e per il concetto stesso di privacy postuma, buttato lì come una battuta, ma per conto mio aberrante. ma sono certamente io che son paranoico: il messaggio subliminale (che raggiunge milioni di persone eh) che certe cose sui morti non si dicono mi pare tanto omertoso quanto al passo coi tempi. i nostri tempi, non quelli del buonarroti.
(riponendo il tomo) "ma ora basta, non vogliamo certo violare la privacy postuma del personaggio" (sorriso) (nero)
non amo gli angela, i loro programmi sono molto al di sopra della media nazionale, ma personalmente non mi piacciono. per esempio, questo servizio mi è parso una presa per il culo: ma come? vai fin lì sotto per farci capire i giri di soldi che han permesso a noi oggi di godere di opere come la pietà, il david o la sistina e parli di privacy postuma? ma porco giuda: voi angela siete un'istituzione nazionale, siete la divulgazione storico-scientifica televisiva per antonomasia, e allora... divulgate al vulgo, no? fossi io uno storico, avrei forse sorriso alla "privacy postuma", ma siccome non lo sono, sono un semplice telespettatore, mi incazzo: e perché mi sento privato di una (precedentemente promessa) informazione, e per il concetto stesso di privacy postuma, buttato lì come una battuta, ma per conto mio aberrante. ma sono certamente io che son paranoico: il messaggio subliminale (che raggiunge milioni di persone eh) che certe cose sui morti non si dicono mi pare tanto omertoso quanto al passo coi tempi. i nostri tempi, non quelli del buonarroti.
mercoledì 31 dicembre 2008
fini e inizi
la fine dell'anno carica i più di buone speranze e nuovi propositi per il futuro. non so mica perché ma a questo giro, insieme alla certezza di lasciarmi alle spalle un duemilaeotto pessimo ma carico di cose e avvenimenti che han cambiato la mia vita, ho la stramba impressione che l'anno nuovo non sarà un nuovo inizio, ma più un "ricominciare da capo", un ripartire a far cose già fatte e vedere cose già viste, senza un vero nuovo inizio. sarà che sto lavorando troppo. sarà che sono un po' stanco e annoiato. bah. durante l'anno trascorso, per ben due volte, ho sognato il molo di un porto, navi enormi e puzzolenti in partenza e in arrivo, e io, vestito come corto maltese, ritto sul molo sferzato dal vento freddo: dovevo decidere se partire o restare e son restato entrambe le volte. forse dovrei prenderla quella dannata nave e poter finalmente vivere il mio nuovo inizio. buon anno a chi legge.
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domenica 30 novembre 2008
caro risparmio energetico
la nuova casa c'ha una maganga. i serramenti in legno a vetro singolo che ahimè non riescono a fare al meglio il loro dovere, cioè non fare entrare il freddo e non fare uscire il caldo. dieci giorni fa sono andato dal mio ferramenta di fiducia e ho comprato due tubi di silicone e l'apposita pistola applicatrice. mi son messo al lavoro: prima passata esterna ai vetri, e devo dire che son rimasto soddisfatto. il giorno dopo però sale un vento polare che penetra nelle dannate fessure. passata esterna di silicone. niente: la casa si raffredda, non tiene il caldo, i serramenti non serrano dannazione! non domo vado in un grosso centro per il fai da te e cerco i paraspifferi, quelli adesivi, da mettere lungo gli stipiti delle finestre: vacca bindella quanti tipi ce ne sono! a forma di p, a forma di m, a forma di doppia m, larghi tot, larghi totx2, per fessure da 1 mm a 3 cm (eh?!?) , di tutti i materiali conosciuti... faccio scegliere all'essere umano in via di sviluppo, che mi accompagnava: ne sceglie due e forma di p marroncini e due bianchi a forma di m. mi fido. torno a casa e applico i paraspifferi. la sera vado a letto e siccome ho un materasso termosensibile (al freddo si indurisce, al caldo si smolla) mi chiedo: ma porca zozza possibile che in questa casa il materasso è sempre un marmo gelato? non mi rispondo e come al solito mi metto a leggere. mentre sono assorto nelle avventure di ignatius j. reilly sento la staffilata gelida dello spiffero bastardo che mi taglia il viso. catapulto il piumone, inforco le ciabatte e infuriato mi avvicino al serramento e come un rabdomante comincio a cercare la feritoia malefica. niente. non la trovo. il giorno dopo (siamo circa a sei giorni fa) affronto il discorso con la mia lei: dobbiamo cambiare i serramenti. alluminio. pvc. legno. bi-materiale. colorati. non colorati. doppi vetri. vasistas. la spesa che mi preventivo in testa è altina. machissene: ci sono gli incentivi. il 55% in detrazione irpef, quindi dai... si può fare. oggi leggo questo e ridimensiono il tutto. ma poi porcaccia vacca, o li togli o non li togli 'sti maledetti incentivi... non che mi dici "tu la domanda falla, poi se non ti rispondo entro trenta giorni considerala respinta". alla faccia del sostegno. sì, perché questa trovata è contenuta nelle "misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale" varate dal nostro beneamato. dal freddo della mia nuova casa spifferosa... andate a cagare, va là.
venerdì 28 novembre 2008
neve e metropoli
bella la neve, per carità: le montagne innevate, i campi candidi, i suoni ovattati. si va a sciare, si fa a palle di neve, si fanno i pupazzi per i bimbi. bellissimo. ma io la neve in città la vieterei per legge: si forma un paciugo inenarrabile e grigietto, la gente scarliga sui marciapiedi per niente denevificati, le auto (che già sfrantumano i maroni in normal state) raddoppiano in numero e si dimezzano in velocità, aumentando drasticamente lo smog (e il grigietto di cui sopra).
quando vedo la neve dalla finestra, appena alzato, mi vien voglia di tornare in branda. e invece. e invece mi tiro su, vengo in ufficio e la giornata che sembrava essere una giornata nera, diventa una giornata tremendamente pessima. la peggiore da mesi.
potessi andare in letargo lo farei.
quando vedo la neve dalla finestra, appena alzato, mi vien voglia di tornare in branda. e invece. e invece mi tiro su, vengo in ufficio e la giornata che sembrava essere una giornata nera, diventa una giornata tremendamente pessima. la peggiore da mesi.
potessi andare in letargo lo farei.
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indolenze
lunedì 7 luglio 2008
tedio domenicale
...quanta droga consuma...
...quanti amori frantuma...
avevo nelle orecchie questa canzone secoli fa e già allora ero convinto che descrivesse al meglio le sensazioni che ti ghermiscono durante gli interminabili "settimi giorni". diventato adulto (!) e responsabile (!!!) , le domeniche estive non sono cambiate: mi stremano. anche quando sono al mare. mi danno l'impressione che non ci sia più un inizio, che tutto finisca con quel "festivo". l'indolenza si appropria di me e mi fa suo, e provo un distinto senso di vuoto e solitudine, misto a strisciante e immotivato senso di colpa. poi arriva il lunedì e non vedo l'ora che sia di nuovo domenica.
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giovedì 26 giugno 2008
felicità al buio
con un amico si parlava di interessi privati, giustizia, governo, magistrati. era tutto incazzato: "è sempre la solita solfa... fanno il cazzo che vogliono... sempre e solo i loro interessi...". mi sono premurato di fargli notare che le notizie politiche/giudiziarie degli ultimi giorni altro non sono se non lo specchio dei nostri tempi e del nostro paese: ognuno pensa al proprio interesse, al proprio orticello, ai cazzi suoi, cercando di soddisfare i propri bisogni, e magari anche di più, alla ricerca di una propria personalissima felicità individuale. e tante felicità individuali, fanno (in questo strano mondo) la felicità globale? non so. ma prendiamo ad esempio i condizionatori: i motori raffreddanti sui balconi rinfrescano gli appartamenti e riscladano l'aria. inquilini felici, passanti (ancor più) accaldati. o come quell'altra che mi dice: "sai, ho preso il suv perché è sicuro, e se faccio un incidente e mi ribalto ne esco intera"... lo sai vero che se vai addosso a una panda, sdereni auto, conducente e passeggeri? felice io, felice tu, felici loro, felici tutti...
prometto di cambiare la lampadina entro domenica, o almeno prima di frantumarmi un altro mignolo.
lunedì 16 giugno 2008
tre cose
- la faccia assonnata dell'essere umano in via di sviluppo mentre mangia l'anguria, reduce dalla sua festa di compleanno (che doveva essere un picnic al parco ma si è trasformata in un picnic al circolo)
- il libro che ho letto
- lei serena
tre le cose da dimenticare:
- l'incidente di d., un amico che più di un cugino è mio fratello (sta bene)
- il dannatissimo chicco di pepe che si è incastrato sotto al lavoro del mio dentista e ogni tanto mi faceva esplodere in bocca saporacci intensi nonostante (o forse proprio a causa de) i miei tentativi di rimuoverlo
- non essere andato né al concerto dei ratm a modena, né al biografilm a bologna dai uichipé
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