invece stasera, che è il mio trentasettesimo compleanno, io vado a vedere i calibro 35, che suonano nella mia città. se sei in zona dovresti farlo pure tu, perché meritano un bel po'.
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mercoledì 8 settembre 2010
seeing eye dog
è il titolo del nuovo album degli helmet, una delle mie band preferite di quando ero pischello. la gioia che provavo ad ascoltarmeli in cuffia o in auto col volume a palla che tanto ero giovane e bello e chi se ne fotteva; le chitarre compressissime, i testi incazzati che si sposavano tanto bene con la mia voglia di spaccare tutto; e anche quando suonavo la batteria il mio modello era il batterista degli helmet; e pure adesso devo dire che riascolto volentieri grandissimi album come meantime o betty non senza improvvisarmi air guitarist. vabbè, bando alle rimembranze. i nostri mettono online la title-track e due versioni live di vecchi cavalli di battaglia (grazie totztotz/digra che lo ha segnalato su tuitter). insomma: saranno le mie orecchie invecchiate, saranno i plurimi ascolti degli album citati e di altri, sarà la naturale consapevolezza che certe cime si raggiungono una volta sola nella vita di una band, ma a me questo pezzo qui nuovo non piace: sa di già sentito, sa di minestra dell'altroieri, in pieno stile helmet per carità, ma ahimè trito e ritrito. mi fermo qui e aspetto di ascoltare l'album nel suo insieme, non appena scaricabile disponibile. dal vivo, manco a dirlo, restano insuperabili; nonostante le pose tennistiche di page hamilton (gambe larghe e chitarra impugnata come se si aspettasse un servizio bomba di ivan lendl).
invece stasera, che è il mio trentasettesimo compleanno, io vado a vedere i calibro 35, che suonano nella mia città. se sei in zona dovresti farlo pure tu, perché meritano un bel po'.
invece stasera, che è il mio trentasettesimo compleanno, io vado a vedere i calibro 35, che suonano nella mia città. se sei in zona dovresti farlo pure tu, perché meritano un bel po'.
lunedì 30 agosto 2010
la ciclabile marrone
l'aumento dei biglietti atm per i soli comuni fuori milano mi fa incazzare non poco. non ci metto manco il link da quanto son furioso. io per venire a lavorare a milano faccio 5 fermate di metropolitana di cui una soltanto fuori dalla zona a tariffa 1 euro/viaggio. l'aumento del settimanale che prendo di solito è di 70 centesimi (60 dal primo agosto e 10 dal primo settembre. perché? boh!) e passa da 5,90 a 6,60. il biglietto singolo da 1,20 a 1,25. aumenti ancora più cospicui per chi viaggia dalla provincia profonda, o anche solo da sesto è costretto a superare loreto. a questo aggiungiamo che se e quando dovrò venire in auto dovrò grattaparcheggiare a 80 cent all'ora, perché anche in questa periferia trafficatissima l'atm ha voluto seminare le sue dannate strisce blu. aggiungiamo anche che se volessi andare in centro con l'auto, perché proprio tutti quei soldi per un biglietto mi sembrano un furto (una famiglia di 4 persone paga quasi 15 euro di mezzi pubblici da sesto per andare a far shopping in cèntro), devo mettere in conto l'ecopass. e va bene. e i milanesi de milàn? loro non avranno aumenti e continueranno a viaggiare a un misero euro, dal gratosoglio alla comasina, dalla barona all'ortica, praticamente cinque o sei volte i chilometri che percorro io quotidianamente sui mezzi pubblici. "ebbè, ma c'è l'expo! lo sai che stanno rifacendo 15 fermate della metro?" lo so, lo so. tutte in centro, manco una in provincia: hai mai visto la stazione di cascina gobba? ecco vai a rifare quella, vai. e perché devo pagare io il belletto alle stazioni in centro? "che ti devo dire: fai il portoghese e viaggia senza biglietto" l'ho fatto in gioventù, e lo farei anche ora... ma tu lo sai dove stanno i controllori? stanno come condor all'uscita delle fermate di provincia, per sgamare chi viaggia col biglietto a 1 euro e sfora la zona. non stanno mica appostati a duomo o cadorna, ché non sta bene... "oh senti, vai in bici che ti fa bene!" certo che ci vado in bici. in primavera e d'estate, rischiando la vita sul viale monza, patria senza legge dei furgoncini, dei suv e degli scooteroni. d'autunno e in inverno magari vacci tu in bici e prova a prendere la ciclabile marrone. no, scherzavo: non ci sono ciclabili degne di questo nome a milano. era un modo carino per mandarti a fare in culo.
sabato 24 luglio 2010
io e la rhino power service
è moltissimo che non posto qui e oggi riprendo.
intorno alla metà degli anni novanta avevo finito il servizio civile e dovevo trovarmi un lavoro: l'estate era vicina e non volevo rimanere troppo nella metropoli; urgeva un lavoro, anche una cazzata eh, ma che mi permettesse almeno dieci giorni di campeggio in giro per la toscana o giù di lì. qualche giorno dopo la prima spedizione di curriculum mi contatta la rhino power service per fissare un colloquio per la mattina seguente.
"di che lavoro si tratta?", chiedo preventivamente.
"domani le spiegheranno tutto".
fisso l'appuntamento e intanto cerco di capire quale fosse la rhino power service tra le n-mila anonime inserzioni a cui avevo compulsivamente risposto; niente: l'unica è andare di persona e cercare di capire.
mi presento l'indomani all'orario stabilito. l'indirizzo corrisponde a un grande supercondominio in edilizia convenzionata nell'hinterland nord-orientale. citofono e un voce risponde "a destra, seminterrato". entro nel cortile supercondominiale, scendo la scalinata esterna e suono il campanello; apro la porta e la sede della rhino power service si apre ai miei occhi: uno stanzone con due porte e un piccolo bancone d'accoglienza. sulla porta di sinistra la scritta "ufficio", su quella di destra "magazzino". sopra il bancone, il logo della rhino power service: un globo terrestre tra due rinoceronti che tirano nelle direzioni opposte, come l'etichetta dei levi's, ma con la terra al posto dei calzoni e i pachidermi al posto degli equini. di una bruttezza sconfortante. nello stanzone, altri due giovani disoccupati e spaesatissimi. c'era anche della musica, a volume basso: un unzunz fastidioso, ma non fuori luogo. "buongiorno" faccio alla figa di legno sotto il logo coi rinoceronti, "sono qui per un colloquio". la risposta che ricevo è a dir poco entusiasta: "ciao! sono tamara, accomodati, pietro arriva subito!" mi accomodo su una delle sedie tipo-oratorio appoggiate a una parete dello stanzone. mentre aspetto arrivano altri malcapitati, che ricevono la stessa entusiastica risposta dalla fregn de legn e si accomodano mestamente alle sedie del don.
tocca a me, entro nella porta "ufficio" dove trovo un piccolo e stipatissimo stanzino, dotato di scrivania e sedia e un sacco di altra robaccia, scatoloni, carta, libri. niente computer, ovviamente. il mio interlocutore si presenta:
"ciao marco, sono pietro!", mi afferra la mano e stringe fino a stritolare.
"bene marco, la rhino si occupa di import-export, è una grande multinazionale con sedi in tutta europa. il lavoro è molto semplice e saremo felici di spiegartelo tramite un giorno di prova che potrai svolgere già domani, che ne dici?"
"ah. così? ma di cosa si tratta?", chiedo sorridendo.
"domani potrai capire meglio, ma ti assicuro che è un'offerta imperdibile, marco, non fartela scappare", mi risponde lui guardando altrove.
"va bene, ma almeno un accenno? ieri la segretaria mi ha detto che oggi avrei saputo. ora si va a domani...", faccio io sorridendo meno.
"come faccio a spiegarti il lavoro di una multinazionale in un accenno? domani alle 7 qui da noi. e tutto sarà chiaro", mi fa lui perentorio e sempre guardando altrove.
"alle 7?!?"
"cominciamo molto presto, sì", mi fa sorridendo e fissandomi.
in pochi secondi soppeso: import-export? de che? sedi in tutta europa? ma va? cazzo però potrebbe anche dirmi di più! dice domani... in fondo domani non ho un cazzo da fare, anche se le sette del mattino sono un orario improponibile per una prova per un lavoro di cui non so nulla... vaffanculo, decido di andare e fisso l'appuntamento.
"bravo marco! ottima scelta, a domani" mi fa pietro prima di stritolarmi di nuovo la mano.
il giorno seguente la sede della rhino power service era la stessa, con qualche ragazzo seduto, ragazze in piedi, tutti un bel po' spaesati. come me, del resto: la sede era la stessa, la figa di legno sempre più legnosa, ma la musica era decisamente a un volume più alto del giorno prima, e l'unzunz fastdioso era davvero un martello. in fondo erano da poco passate le sette antimeridiane: l'alba, in pratica. d'un tratto un urlo proveniente dalla porta "magazzino": "OK, RAGAZZZZIII?!???" e poi la fragorosa quanto scontata risposta: "SIIIIIIIIIIII" la porta si spalnca, escono, marciando in fila indiana, dei personaggi bizzarri, un fauna davvero eterogenea. facce da paolotti, evidenti cocainomani, poche femine e tutte in tailleur, in generale degli sguardi profondi quanto pozzanghere. e insomma se ne vanno tutti compiaciuti, sorridenti, e sempre in fila indiana entrano nell'ufficio dove il giorno prima avevo conosciuto pietro, che quel giorno chiudeva la coda elargendo pacche su spalle e culi. il tarlo del dubbio comincia a divorarmi. poteva essere che stavo partecipando a mia insaputa a uno scherziaparte qualsiasi? poteva esserlo davvero? sì, era possibile. e la giornata era solo all'inizio.
noi candidati fummo accolti uno ad uno nell'ufficio. vedevo sti poveracci entrare in ufficio e uscirne qualche minuto dopo scortati da un esemplare di quella fauna di pazzi che era uscita dal magazzino. tocca a me. entro. di nuovo pietro, di nuovo mi stritola la mano, di nuovo entusiasta e carichissimo: "bene, marco. oggi alfonso ti spiegherà il lavoro e cosa vogliamo da te". ne avrei da chiedere, ma non faccio altre domande, forse anche intimorito dalla presenza degli altri componenti della fauna che ora popolavano l'ufficetto, già stipato di suo. mi giro e vedo alfonso: la faccia da bravo ragazzo, vestiti poveri, da grande magazzino, sudaticcio. il mio mentore. la mia guida. il mio guru. usciamo e attacca subito: anche lui come la receptionist di legno e come pietro lo stritolatore era infuso da sto cazzo di entusasmo forzato tipico della rhino power service:
"bene. allora andiamo subito così ti spiego in macchina, ok?", fa lui per sciogliere il ghiaccio.
"ah bene. andiamo in macchina?"
"sì, così ti spiego". il ghiaccio si indurì.
la macchina, non volevo crederci, era un alfa romeo arna. credo ne abbiano vendute 130 esemplari, di cui 100 in dotazione ai ghisa milanesi.
"è la tua auto?", chiedo io.
"sì. tu ce l'hai la patente vero?"
"sì sì. quindi serve la macchina per il lavoro? la mia macchina?" era giunto il momento di capire: quindi indagavo senza tregua, una domanda dietro l'altra, ma alfonso era incazzoso alla guida e spesso evasivo.
"sì. la macchina serve a seminare. e poi ovviamente per raccogliere devi averla".
a tratti non capivo la sua lingua.
"seminare e raccogliere cosa? cosa importa ed esporta la ditta?"
"eh, dai... poi ti faccio vedere... SPOOOSTATI CO' STA BICI!"
ci dirigiamo in centro. parcheggiamo a fatica in una zona centralissima e servitissima da tram e metropolitane, ma noi siamo lì in auto, come dei cretini. dei cretini sudaticci e male assortiti.
"eccoci, siamo arrivati. allora oggi vedrai una parte di semina e una di raccolta, vieni entriamo qui."
entriamo in questo portone di un palazzo del centro, un bel palazzo di quelli vecchi, zeppo di ufficio notarili o contabili. bypassiamo bellamente la portinaia e ci dirigiamo alla prima porta a destra, piano terra. entriamo e alfonso attacca:
"sono della rhino, son passato settimana scorsa, si ricorda?" la signora guarda in alto come a cercare il ricordo sul soffitto.
"ah.. sì... no, ma guardi... non ci interessa", fa lei alla fine.
"niente niente?", chiede calmo il mio mentore.
"no, grazie"
"peccato signora, erano un vero affare, allora non insisto, li riprendo e li porto via"
alfonso prende una piccola pila di libri che non avevo notato entrando e che stavano sopra un tavolino come fossero riviste nella sala d'aspetto di un dentista. si figuri.. ma non si preoccupi... grazie.. arrivederci... ciao. finito.
il lavoro, avrei poi capito durante la giornata, consisteva nella distribuzione, presso uffici e attività commerciali, di libri in visione: guide di giardinaggio, libri per l'infanzia, libri di cucina, roba da librerie remainders, per capirci. si passava a seminare, ovvero portare dei libercoli in visione per una settimana, per poi tornare e raccogliere gli eventuali ordinativi e riscuotere: negli uffici ci lavorano diversi dipendenti, che secondo alfonso avevano voglia di comprare quelle ostiate lì. in quel modo lì.
non lo mando subito a fare in culo, ma lo assecondo, ci passeggio insieme per tutta la giornata e gli faccio bellamente capire che a me di quel lavoro lì non frega niente. lui non insiste e mette un po' da parte il suo entusiasmo. nel nostro girovagare incontriamo altri rhino men, tutti in coppia, tutti più o meno bizzarri. nel tardo pomeriggio torniamo alla sede: la musica era a livelli che in provincia di bergamo le discoteche non possono raggiungere. ci accolgono alla grande: salutoni e high five che nemmeno in cumpa... nello stanzone gente che discuteva, che scoppiava in grasse risate, che si faceva gli scherzoloni da taddeone. sembrava un happy hour. ma senza drink, senza cibo e senza divertimento. ogni arrivo di una nuova coppia era salutato in modo più che caloroso. tutti salutavano sguaiatamente tutti, in un tripudio di follia generalizzata. ma ecco che entra un tizio, seguito dalla poveretta che se lo è sorbito tutto il giorno. la faccia da cocainomane col callo, alto e magro, con un sorriso sornione, si fa avanti e non saluta nessuno di quelli che erano accorsi per somministrargli la sua dose di calorosi saluti sguaiati, si dirige a larghe falcate verso la figa di legno, allunga una mano dietro il bancone, tira fuori una campana e comincia a scampanare come un chierichetto la notte di pasqua. la follia collettiva raggiunge vette sino ad allora inesplorate. baci, pacche, abbracci maschi e vigorosi. un vero delirio.
"cosa succede?", chiedo a un alfonso sudatissimo.
"ha superato il target!" e poi aggiunge sottovoce "cazzo, era anche altissimo"
mi faccio spiegare che il tizio con la campana quella mattina aveva detto "oggi piazzo tot libri" e quella sera aveva venduto "tot libri più uno". ne avevo avuto abbastanza. decido di andarmene e da allora la rhino power service è uscita per sempre dalla mia vita, nonostante il suo ricordo mi abbia sempre accompagnato.
era il 1996 e da allora ho fatto altri colloqui, ho avuto un considerevole numero di lavori e lavoretti anche diametralmente opposti tra loro, ma è ormai qualche anno, non so se per sfiga o fortuna, che non mi trovo nella pre-precaria condizione di quelli che cercano lavoro nell'italia di oggi. a loro dedico queste righe.
intorno alla metà degli anni novanta avevo finito il servizio civile e dovevo trovarmi un lavoro: l'estate era vicina e non volevo rimanere troppo nella metropoli; urgeva un lavoro, anche una cazzata eh, ma che mi permettesse almeno dieci giorni di campeggio in giro per la toscana o giù di lì. qualche giorno dopo la prima spedizione di curriculum mi contatta la rhino power service per fissare un colloquio per la mattina seguente.
"di che lavoro si tratta?", chiedo preventivamente.
"domani le spiegheranno tutto".
fisso l'appuntamento e intanto cerco di capire quale fosse la rhino power service tra le n-mila anonime inserzioni a cui avevo compulsivamente risposto; niente: l'unica è andare di persona e cercare di capire.
mi presento l'indomani all'orario stabilito. l'indirizzo corrisponde a un grande supercondominio in edilizia convenzionata nell'hinterland nord-orientale. citofono e un voce risponde "a destra, seminterrato". entro nel cortile supercondominiale, scendo la scalinata esterna e suono il campanello; apro la porta e la sede della rhino power service si apre ai miei occhi: uno stanzone con due porte e un piccolo bancone d'accoglienza. sulla porta di sinistra la scritta "ufficio", su quella di destra "magazzino". sopra il bancone, il logo della rhino power service: un globo terrestre tra due rinoceronti che tirano nelle direzioni opposte, come l'etichetta dei levi's, ma con la terra al posto dei calzoni e i pachidermi al posto degli equini. di una bruttezza sconfortante. nello stanzone, altri due giovani disoccupati e spaesatissimi. c'era anche della musica, a volume basso: un unzunz fastidioso, ma non fuori luogo. "buongiorno" faccio alla figa di legno sotto il logo coi rinoceronti, "sono qui per un colloquio". la risposta che ricevo è a dir poco entusiasta: "ciao! sono tamara, accomodati, pietro arriva subito!" mi accomodo su una delle sedie tipo-oratorio appoggiate a una parete dello stanzone. mentre aspetto arrivano altri malcapitati, che ricevono la stessa entusiastica risposta dalla fregn de legn e si accomodano mestamente alle sedie del don.
tocca a me, entro nella porta "ufficio" dove trovo un piccolo e stipatissimo stanzino, dotato di scrivania e sedia e un sacco di altra robaccia, scatoloni, carta, libri. niente computer, ovviamente. il mio interlocutore si presenta:
"ciao marco, sono pietro!", mi afferra la mano e stringe fino a stritolare.
"bene marco, la rhino si occupa di import-export, è una grande multinazionale con sedi in tutta europa. il lavoro è molto semplice e saremo felici di spiegartelo tramite un giorno di prova che potrai svolgere già domani, che ne dici?"
"ah. così? ma di cosa si tratta?", chiedo sorridendo.
"domani potrai capire meglio, ma ti assicuro che è un'offerta imperdibile, marco, non fartela scappare", mi risponde lui guardando altrove.
"va bene, ma almeno un accenno? ieri la segretaria mi ha detto che oggi avrei saputo. ora si va a domani...", faccio io sorridendo meno.
"come faccio a spiegarti il lavoro di una multinazionale in un accenno? domani alle 7 qui da noi. e tutto sarà chiaro", mi fa lui perentorio e sempre guardando altrove.
"alle 7?!?"
"cominciamo molto presto, sì", mi fa sorridendo e fissandomi.
in pochi secondi soppeso: import-export? de che? sedi in tutta europa? ma va? cazzo però potrebbe anche dirmi di più! dice domani... in fondo domani non ho un cazzo da fare, anche se le sette del mattino sono un orario improponibile per una prova per un lavoro di cui non so nulla... vaffanculo, decido di andare e fisso l'appuntamento.
"bravo marco! ottima scelta, a domani" mi fa pietro prima di stritolarmi di nuovo la mano.
il giorno seguente la sede della rhino power service era la stessa, con qualche ragazzo seduto, ragazze in piedi, tutti un bel po' spaesati. come me, del resto: la sede era la stessa, la figa di legno sempre più legnosa, ma la musica era decisamente a un volume più alto del giorno prima, e l'unzunz fastdioso era davvero un martello. in fondo erano da poco passate le sette antimeridiane: l'alba, in pratica. d'un tratto un urlo proveniente dalla porta "magazzino": "OK, RAGAZZZZIII?!???" e poi la fragorosa quanto scontata risposta: "SIIIIIIIIIIII" la porta si spalnca, escono, marciando in fila indiana, dei personaggi bizzarri, un fauna davvero eterogenea. facce da paolotti, evidenti cocainomani, poche femine e tutte in tailleur, in generale degli sguardi profondi quanto pozzanghere. e insomma se ne vanno tutti compiaciuti, sorridenti, e sempre in fila indiana entrano nell'ufficio dove il giorno prima avevo conosciuto pietro, che quel giorno chiudeva la coda elargendo pacche su spalle e culi. il tarlo del dubbio comincia a divorarmi. poteva essere che stavo partecipando a mia insaputa a uno scherziaparte qualsiasi? poteva esserlo davvero? sì, era possibile. e la giornata era solo all'inizio.
noi candidati fummo accolti uno ad uno nell'ufficio. vedevo sti poveracci entrare in ufficio e uscirne qualche minuto dopo scortati da un esemplare di quella fauna di pazzi che era uscita dal magazzino. tocca a me. entro. di nuovo pietro, di nuovo mi stritola la mano, di nuovo entusiasta e carichissimo: "bene, marco. oggi alfonso ti spiegherà il lavoro e cosa vogliamo da te". ne avrei da chiedere, ma non faccio altre domande, forse anche intimorito dalla presenza degli altri componenti della fauna che ora popolavano l'ufficetto, già stipato di suo. mi giro e vedo alfonso: la faccia da bravo ragazzo, vestiti poveri, da grande magazzino, sudaticcio. il mio mentore. la mia guida. il mio guru. usciamo e attacca subito: anche lui come la receptionist di legno e come pietro lo stritolatore era infuso da sto cazzo di entusasmo forzato tipico della rhino power service:
"bene. allora andiamo subito così ti spiego in macchina, ok?", fa lui per sciogliere il ghiaccio.
"ah bene. andiamo in macchina?"
"sì, così ti spiego". il ghiaccio si indurì.
la macchina, non volevo crederci, era un alfa romeo arna. credo ne abbiano vendute 130 esemplari, di cui 100 in dotazione ai ghisa milanesi.
"è la tua auto?", chiedo io.
"sì. tu ce l'hai la patente vero?"
"sì sì. quindi serve la macchina per il lavoro? la mia macchina?" era giunto il momento di capire: quindi indagavo senza tregua, una domanda dietro l'altra, ma alfonso era incazzoso alla guida e spesso evasivo.
"sì. la macchina serve a seminare. e poi ovviamente per raccogliere devi averla".
a tratti non capivo la sua lingua.
"seminare e raccogliere cosa? cosa importa ed esporta la ditta?"
"eh, dai... poi ti faccio vedere... SPOOOSTATI CO' STA BICI!"
ci dirigiamo in centro. parcheggiamo a fatica in una zona centralissima e servitissima da tram e metropolitane, ma noi siamo lì in auto, come dei cretini. dei cretini sudaticci e male assortiti.
"eccoci, siamo arrivati. allora oggi vedrai una parte di semina e una di raccolta, vieni entriamo qui."
entriamo in questo portone di un palazzo del centro, un bel palazzo di quelli vecchi, zeppo di ufficio notarili o contabili. bypassiamo bellamente la portinaia e ci dirigiamo alla prima porta a destra, piano terra. entriamo e alfonso attacca:
"sono della rhino, son passato settimana scorsa, si ricorda?" la signora guarda in alto come a cercare il ricordo sul soffitto.
"ah.. sì... no, ma guardi... non ci interessa", fa lei alla fine.
"niente niente?", chiede calmo il mio mentore.
"no, grazie"
"peccato signora, erano un vero affare, allora non insisto, li riprendo e li porto via"
alfonso prende una piccola pila di libri che non avevo notato entrando e che stavano sopra un tavolino come fossero riviste nella sala d'aspetto di un dentista. si figuri.. ma non si preoccupi... grazie.. arrivederci... ciao. finito.
il lavoro, avrei poi capito durante la giornata, consisteva nella distribuzione, presso uffici e attività commerciali, di libri in visione: guide di giardinaggio, libri per l'infanzia, libri di cucina, roba da librerie remainders, per capirci. si passava a seminare, ovvero portare dei libercoli in visione per una settimana, per poi tornare e raccogliere gli eventuali ordinativi e riscuotere: negli uffici ci lavorano diversi dipendenti, che secondo alfonso avevano voglia di comprare quelle ostiate lì. in quel modo lì.
non lo mando subito a fare in culo, ma lo assecondo, ci passeggio insieme per tutta la giornata e gli faccio bellamente capire che a me di quel lavoro lì non frega niente. lui non insiste e mette un po' da parte il suo entusiasmo. nel nostro girovagare incontriamo altri rhino men, tutti in coppia, tutti più o meno bizzarri. nel tardo pomeriggio torniamo alla sede: la musica era a livelli che in provincia di bergamo le discoteche non possono raggiungere. ci accolgono alla grande: salutoni e high five che nemmeno in cumpa... nello stanzone gente che discuteva, che scoppiava in grasse risate, che si faceva gli scherzoloni da taddeone. sembrava un happy hour. ma senza drink, senza cibo e senza divertimento. ogni arrivo di una nuova coppia era salutato in modo più che caloroso. tutti salutavano sguaiatamente tutti, in un tripudio di follia generalizzata. ma ecco che entra un tizio, seguito dalla poveretta che se lo è sorbito tutto il giorno. la faccia da cocainomane col callo, alto e magro, con un sorriso sornione, si fa avanti e non saluta nessuno di quelli che erano accorsi per somministrargli la sua dose di calorosi saluti sguaiati, si dirige a larghe falcate verso la figa di legno, allunga una mano dietro il bancone, tira fuori una campana e comincia a scampanare come un chierichetto la notte di pasqua. la follia collettiva raggiunge vette sino ad allora inesplorate. baci, pacche, abbracci maschi e vigorosi. un vero delirio.
"cosa succede?", chiedo a un alfonso sudatissimo.
"ha superato il target!" e poi aggiunge sottovoce "cazzo, era anche altissimo"
mi faccio spiegare che il tizio con la campana quella mattina aveva detto "oggi piazzo tot libri" e quella sera aveva venduto "tot libri più uno". ne avevo avuto abbastanza. decido di andarmene e da allora la rhino power service è uscita per sempre dalla mia vita, nonostante il suo ricordo mi abbia sempre accompagnato.
era il 1996 e da allora ho fatto altri colloqui, ho avuto un considerevole numero di lavori e lavoretti anche diametralmente opposti tra loro, ma è ormai qualche anno, non so se per sfiga o fortuna, che non mi trovo nella pre-precaria condizione di quelli che cercano lavoro nell'italia di oggi. a loro dedico queste righe.
giovedì 10 dicembre 2009
cambiare serramenti [how to]
insomma ce l'ho fatta. tiè.
metto qui la mia esperienza, dovesse mai tornare utile a qualcuno.
premessona generale
quando ci si accinge a questo tipo di lavori bisogna avere tanta pazienza.
scegliere un artigiano
questo punto è stato per me fondamentale: prima di contattare la prima ditta di serramenti, ho cercato qualche informazione su internet e su qualche rivista di consumatori, giusto per farmi un'idea di cosa dovessi mettermi in casa per patire meno freddo. ma la svolta è stata parlare con qualcuno che questi oggetti vende, installa, ecc.
l'artigiano numero 1 si è presentato una sera prima di cena ed è stato categorico: "qua ci va l'alluminio". cerco di capire il motivo di tanta categoricità, ma ricevo risposte vaghe... vabbè, il professionista sei tu e alluminio sia (ho scoperto solo dopo che lui trattava "solo alluminio"...). chiedo la cosa che mi preme di più: "ah, poi mi dà tutte le carte per l'incentivo del 55%, giusto?". l'artigiano numero 1 cambia tono, non più così sicuro di sé diventa fraterno, dall'occhio furbetto: "non ti conviene" sentenzia. in poche parole dice che lui mi farebbe uno sconto maggiore. ovviamente in nero (o "a nero"[?]) . grazie, la richiamo eventualemente.
l'artigiano numero 2 mi tira due pacchi prima di presentarsi una domenica mattina (!!!) per dirmi che in realtà lui non fa serramenti "ma c'è un mio amico che lavoriamo insieme nei cantieri a volte mi fa un buon prezzo non ti preoccupare è fidato figurati non c'è problema niente fattura ti fa la certificazione meglio farli in legno perché c'hai il parché". grazie mille e arrivederci. magari non di domenica mattina eh.
l'artigiano numero 3 mi ha convinto: ha voluto una mail con le misure per farmi un preventivo di massima che mi ha inviato in formato pdf. mi ha richiamato ed è voluto venire a prendere lui le misure dei serramenti, per farmi un preventivo più accurato, e quando si è presentato a casa mi ha spiegato per bene i perché e i percome del pvc, dell'alluminio, mi ha consigliato soluzioni (che poi ho adottato - risparmiando pure) e non ha mai, mai, mai parlato di nero o falsi sconti. anzi: ha usato nuove parole come "trasmittanza termica" o "asservazione". soprattutto mi ha detto che i serramenti che mi stava offrendo rispondevano a tutti i requisiti per l'accesso alla detrazione del 55%. mi ha convinto insomma.
scegliere il materiale
legno, pvc o alluminio?
più o meno tutti sconsigliano il legno, perché tende a imbarcare col tempo, perché necessita di manutenzione più assidua: costa tanto e dura poco... io mi son fidato.
se si hanno problemi di isolamento termico e acustico tutti consigliano il pvc. costa poco (rispetto agli altri materiali) e dura decenni.
se oltre ai problemi di isolamento ci sono problemi di sicurezza (intrusione) allora scegliere l'alluminio (io non ci credo a ste cose: se un malintenzionato vuole entrarti in casa lo fa comunque anche con i serramenti in plutonio). l'alluminio costa qualcosa in più rispetto al pvc: la differenza la fa il vetro. il serramento in alluminio necessita di un doppio vetro riempito di argon perché l'alluminio ha una trasmittanza maggiore del pvc. in pratica raffreddandosi alla svelta, fa raffreddare anche il vetro, aumentando la superficie fredda con conseguente maggiore dispersione e l'argon rallenta questo processo (credo di aver capito bene no?).
ho scelto il pvc.
installazione
prepararsi al disastro: il problema sono i profili in pvc con cui ricoprono i serramenti, che quando vengono tagliati con sega circolare producono una specie di polverina grossa ed elettrostatica: la gatta, ad esempio, ha girato per giorni raccogliendone chili col pelo...
detrazione 55%
ooooooooooooooooooooooooooooooooooooh.
se avete scelto l'artigiano giusto a questo punto dovreste avere in mano un bel po' di documenti: la trasmittanza certificata dei nuovi serramenti, la trasmittanza calcolata dei vecchi serramenti, l'asservazione (giuro non so ancora bene cosa sia, tipo un documentio in cui si dice che i serramenti sono montati con tutti i crismi) e altri ammennicoli. con tutta sta popò di documentazione ci si collega al sito preposto per fare sta benedetta autocertificazione per la detrazione del 55%.
il sito è http://finanziaria2009.acs.enea.it/ e la procedura di inserimento dati, per qualche strano errore di database o chissà cos'altro, va fatta tramite ex*plorer (buuuuuu). tenere a portata di mano fatture, trasmittanze, dati catastali della casa e anche una foto della nonna che porta sempre bene... non c'è una ricevuta particolare, semplicemente una mail in cui, alla fine di un procedimento lunghino ma abbastanza facile, ci dicono che la richiesta è stata inoltrata, accettata e chiusa. tutto insieme. speriamo bene.
per ora in casa abbiamo almeno due gradi in più, che salgono a tre (anche quattro) a riscaldamento acceso. è un bel vivere.
martedì 29 settembre 2009
musica mala
ecco cosa ho scoperto oggi:
i calibro 35, italiani, milanesi, bravissimi.
dal loro sito sito ci sono altri video e il loro disco costa solo 10 euri.
mi danno come l'impressione che da un momento all'altro possa bussare alla mia porta un maurizio merli incazzatissimo.
i calibro 35, italiani, milanesi, bravissimi.
dal loro sito sito ci sono altri video e il loro disco costa solo 10 euri.
mi danno come l'impressione che da un momento all'altro possa bussare alla mia porta un maurizio merli incazzatissimo.
lunedì 14 settembre 2009
ma 20 milioni non saranno un po' troppi?
la gente vicina a wiki[p/m]edia ne sarà già al corrente: un deputato della repubblica italiana, il sig. angelucci antonio ha intentato una causa civile contro l'associazione wikimedia italia, chiedendo venti milioni di euro (mica pizza e fichi) per alcune frasi diffamanti apparse nella voce enciclopedica a lui dedicata (ora chiaramente oscurata).
da buon wikipediano voglio presumere buona fede e sono sicuro che il signor deputato lo ha fatto perché spinto da motivazioni forti, fortissime, vista la richiesta di ben venti milioni di euro, ma, ahilui, ha sbagliato obiettivo: l'associazione wikimedia italia non è responsabile dei contenuti pubblicati su wikipedia. l'unico responsabile è chi scrive: in ogni pagina di modifica dell'enciclopedia infatti c'è scritto "la responsabilità civile e penale su quanto stai per inviare resterà tua; per ogni modifica effettuata, infatti, verrà registrato pubblicamente il tuo indirizzo IP" ciò significa che l'unico responsabile per le frasi ritenute offensive è chi quelle frasi ha inserito, identificabile con una non facile (ma nemmeno impossibile) "indagine telematica".
ora. mi auguro davvero che il signor deputato riveda le sue posizioni e decida di lasciar perdere, oppure che capisca che il suo obiettivo non è wikimedia italia, né il suo direttivo, né la sua presidente (frieda è in realtà l'unica tirata in causa, in quanto ricopre attualmente la carica ed è quindi l'unica responsabile legale). nel caso il signor deputato non si ravvedesse, mi auguro che questa cosa incontri un giudice 2.0. nel caso fosse invece un giudice old style... beh, sarebbero volatili per diabetici. già, perché l'associazione wikimedia italia, di cui sono fieramente socio, si batte per l'open content, la conoscenza libera, gestisce e promuove dei progetti "belli e bravi", e partecipa a un sacco di iniziative, per non parlare del suo potenziale ancora inespresso: davvero immenso. se questa causa fosse vinta dal signor deputato sarebbe la morte dell'associazione, senza mezzi termini.
a margine: io non lo so cosa ci fosse scritto di tanto infamante, ma ventidicoventimilionidievri mi sembrano davvero assai come risarcimento. per dire: un'istituzione della repubblica (mi fa male solo scriverlo) ha fatto più meno la stessa cosa contro due testate giornalistiche nazionali per alcune infamie che hanno fatto il fantomatico giro del mondo. e quanto ha chiesto? un decimo di quello che chiede il signor deputato. sarà mica un po' troppo?
se puoi parlane, condividi, divulga, così come han già fatto anche e meglio di me:
- il bar di wikipedia: qui e qui
- webnews: qui e qui
- paul the wineguy
- leoman300
- tooby
- ignis
- paginazero
- e ovviamente frieda su fcvg
da buon wikipediano voglio presumere buona fede e sono sicuro che il signor deputato lo ha fatto perché spinto da motivazioni forti, fortissime, vista la richiesta di ben venti milioni di euro, ma, ahilui, ha sbagliato obiettivo: l'associazione wikimedia italia non è responsabile dei contenuti pubblicati su wikipedia. l'unico responsabile è chi scrive: in ogni pagina di modifica dell'enciclopedia infatti c'è scritto "la responsabilità civile e penale su quanto stai per inviare resterà tua; per ogni modifica effettuata, infatti, verrà registrato pubblicamente il tuo indirizzo IP" ciò significa che l'unico responsabile per le frasi ritenute offensive è chi quelle frasi ha inserito, identificabile con una non facile (ma nemmeno impossibile) "indagine telematica".
ora. mi auguro davvero che il signor deputato riveda le sue posizioni e decida di lasciar perdere, oppure che capisca che il suo obiettivo non è wikimedia italia, né il suo direttivo, né la sua presidente (frieda è in realtà l'unica tirata in causa, in quanto ricopre attualmente la carica ed è quindi l'unica responsabile legale). nel caso il signor deputato non si ravvedesse, mi auguro che questa cosa incontri un giudice 2.0. nel caso fosse invece un giudice old style... beh, sarebbero volatili per diabetici. già, perché l'associazione wikimedia italia, di cui sono fieramente socio, si batte per l'open content, la conoscenza libera, gestisce e promuove dei progetti "belli e bravi", e partecipa a un sacco di iniziative, per non parlare del suo potenziale ancora inespresso: davvero immenso. se questa causa fosse vinta dal signor deputato sarebbe la morte dell'associazione, senza mezzi termini.
a margine: io non lo so cosa ci fosse scritto di tanto infamante, ma ventidicoventimilionidievri mi sembrano davvero assai come risarcimento. per dire: un'istituzione della repubblica (mi fa male solo scriverlo) ha fatto più meno la stessa cosa contro due testate giornalistiche nazionali per alcune infamie che hanno fatto il fantomatico giro del mondo. e quanto ha chiesto? un decimo di quello che chiede il signor deputato. sarà mica un po' troppo?
se puoi parlane, condividi, divulga, così come han già fatto anche e meglio di me:
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- tooby
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mercoledì 12 agosto 2009
scioglilingua
"Prima in fuga, poi con foga, buona diga ai guai di figa. Ora – pare – un’altra bega: o frega la Lega o la Lega lo frega."
via surripendance (malvino)
via surripendance (malvino)
lunedì 15 giugno 2009
turismolandia
ho nuotato con diversi esemplari di tartaruga verde (provando emozioni fortissime), ho visto piccoli squali chitarra sul fondo di un mare cristallino, ho visto anche molti tipi di pesci palla, sono stato addirittura attaccato da un grosso maschio di pesce balestra all'apparenza innocuo e tatolone, ma territoriale e aggressivo, ho sfiorato meduse non irritanti e visto coralli di ogni forma e tipo, conchiglie bivalve coloratissime.
insomma sono stato sul mar rosso a marsa alam. per la prima volta in vita mia in uno di quei posti costruiti ad hoc per soddisfare l'appetito esotico e vacanziero dei nuovi e vecchi ricchi. vere e proprie cattedrali nel deserto, impattanti come un carico di uranio impoverito, per gli spropositati consumi di energia ed acqua e cibo. i condizionatori sono sparati al massimo, diciamo a venti gradi. ma arrivando da fuori la temperatura è oltre i quaranta, te credo che ti viene "la sciolta", la maledizioooone di tutankamooon, come amano chiamarla i cari operatori turistici... l'acqua la usano per annaffiare prati verdissimi, che tagliano e bagnano senza sosta alcuna, sempre, giorno e notte. allinclusive vuol dire caricarsi il piatto quanto più possibile: fa niente se poi ne viene buttata la metà. allinclusive vuol dire anche andare in vacanza e condividere spazi e tempi con gente che dopo colazione (a base di fagioli e salsicce, e giuro che non era bud spencer) si scofana un gin tonic dietro l'altro fino al pranzo per poi riprendere nel pomeriggio e fino a sera, e a tarda notte ancora gin tonic. sarò moralista, ma l'ubriachezza molesta mi disturba. l'animazione mi è invece piaciuta molto: non rompevano per niente ma erano invece molto carini e presenti, per qualsiasi tipo di problema uno avesse.
non ho votato alle europee. ma voterò al ballottaggio delle provinciali. e al referendum. anche se preferirei ritornare con le tartarughe, le mante e le razze.
insomma sono stato sul mar rosso a marsa alam. per la prima volta in vita mia in uno di quei posti costruiti ad hoc per soddisfare l'appetito esotico e vacanziero dei nuovi e vecchi ricchi. vere e proprie cattedrali nel deserto, impattanti come un carico di uranio impoverito, per gli spropositati consumi di energia ed acqua e cibo. i condizionatori sono sparati al massimo, diciamo a venti gradi. ma arrivando da fuori la temperatura è oltre i quaranta, te credo che ti viene "la sciolta", la maledizioooone di tutankamooon, come amano chiamarla i cari operatori turistici... l'acqua la usano per annaffiare prati verdissimi, che tagliano e bagnano senza sosta alcuna, sempre, giorno e notte. allinclusive vuol dire caricarsi il piatto quanto più possibile: fa niente se poi ne viene buttata la metà. allinclusive vuol dire anche andare in vacanza e condividere spazi e tempi con gente che dopo colazione (a base di fagioli e salsicce, e giuro che non era bud spencer) si scofana un gin tonic dietro l'altro fino al pranzo per poi riprendere nel pomeriggio e fino a sera, e a tarda notte ancora gin tonic. sarò moralista, ma l'ubriachezza molesta mi disturba. l'animazione mi è invece piaciuta molto: non rompevano per niente ma erano invece molto carini e presenti, per qualsiasi tipo di problema uno avesse.
non ho votato alle europee. ma voterò al ballottaggio delle provinciali. e al referendum. anche se preferirei ritornare con le tartarughe, le mante e le razze.
We would sing and dance around
because we know we can't be found
I'd like to be under the sea
In an octopus' garden in the shade
because we know we can't be found
I'd like to be under the sea
In an octopus' garden in the shade
Octopus's Garden - The Beatles (Starr) (Abbey Road, 1969)
giovedì 21 maggio 2009
il fornitore-dipendente
per il lavoro che faccio mi reputo fortunato: la società per cui lavoro è in parte anche mia, i soci sono belle persone, e belle sono le persone che collaborano con noi per brevi o lunghi periodi. i ritmi di lavoro sono generalmente rilassati e si passa da momenti di calma quasi totale a momenti di tensione. i famosi peaks and valleys. tutto normale.
la parte apparentemente migliore del tutto è che non ci sono capi a cui "fare rapporto", ma solo clienti: tu hai bisogno dei miei servizi, io te li offro ai prezzi e ai tempi che concordiamo, cercando di venire incontro alle reciproche esigenze. un rapporto alla pari. ma solo in apparenza, appunto.
alcuni di questi clienti, non molti per fortuna, oltre a imporre di fatto tariffe al di sotto del normale, ti trattano come se fossi un loro dipendente, al quale possono passare quanto più lavoro possibile, da fare nel minor numero di ore possibile, nel tentativo di farti galoppare come un treno per rispettare i loro tempi e i loro budget. perché loro sono quelli che proverbialmente "hanno sempre ragione".
dopo averlo fatto da dipendente, è qualche anno che ormai faccio questo mestiere in proprio, non molto tempo per carità, ma quest'esperienza mi ha reso un po' sgamato. in passato cercavo di assecondare e accondiscendere a queste richieste "da dipendente", ora basta: è giorni (mmh...settimane...) che combatto verbalmente (via mail, telefono, chat) con un cliente che non vuole sentire ragioni in merito. nel tempo questo cliente si è rivelato essere tra i peggiori mai incontrati, per il fatto che imponga tariffe che manco a shangai, ma anche per la dimostrata incapacità di gestire il lavoro e le persone che questo lavoro devono svolgere; ma si è rivelato tra i peggiori anche per la bassa qualità dei propri prodotti (semilavorati o finiti), figlia della malagestione di cui sopra. ecco, qualche minuto fa, scrivendo un breve messaggio informativo per questo cliente ("ciao, i nuovi file sono sul server"), mi è presa una strana voglia di tornare volontariamente alla questione "mi tratti da dipendente", magari in modo caustico e antipatico, cercando lo scontro, considerando che tanto "da perdere" c'è davvero poco... per il quieto vivere, e la gioia dei soci, mi son trattenuto.
sarà la crisi, sarà il mercato, sarà la congiuntura sfavorevole. ma se vuoi lo sgaloppino, te lo assumi con tutti i crismi. cosa? assumere costa troppo? sotto molti aspetti? hai ragione: meglio la piccola società che pur di tenersi i clienti è disposta a lavorare sottocosto, vero? un sincero vaffanculo da parte mia e da tutti gli sgaloppini disoccupati del mondo.
la parte apparentemente migliore del tutto è che non ci sono capi a cui "fare rapporto", ma solo clienti: tu hai bisogno dei miei servizi, io te li offro ai prezzi e ai tempi che concordiamo, cercando di venire incontro alle reciproche esigenze. un rapporto alla pari. ma solo in apparenza, appunto.
alcuni di questi clienti, non molti per fortuna, oltre a imporre di fatto tariffe al di sotto del normale, ti trattano come se fossi un loro dipendente, al quale possono passare quanto più lavoro possibile, da fare nel minor numero di ore possibile, nel tentativo di farti galoppare come un treno per rispettare i loro tempi e i loro budget. perché loro sono quelli che proverbialmente "hanno sempre ragione".
dopo averlo fatto da dipendente, è qualche anno che ormai faccio questo mestiere in proprio, non molto tempo per carità, ma quest'esperienza mi ha reso un po' sgamato. in passato cercavo di assecondare e accondiscendere a queste richieste "da dipendente", ora basta: è giorni (mmh...settimane...) che combatto verbalmente (via mail, telefono, chat) con un cliente che non vuole sentire ragioni in merito. nel tempo questo cliente si è rivelato essere tra i peggiori mai incontrati, per il fatto che imponga tariffe che manco a shangai, ma anche per la dimostrata incapacità di gestire il lavoro e le persone che questo lavoro devono svolgere; ma si è rivelato tra i peggiori anche per la bassa qualità dei propri prodotti (semilavorati o finiti), figlia della malagestione di cui sopra. ecco, qualche minuto fa, scrivendo un breve messaggio informativo per questo cliente ("ciao, i nuovi file sono sul server"), mi è presa una strana voglia di tornare volontariamente alla questione "mi tratti da dipendente", magari in modo caustico e antipatico, cercando lo scontro, considerando che tanto "da perdere" c'è davvero poco... per il quieto vivere, e la gioia dei soci, mi son trattenuto.
sarà la crisi, sarà il mercato, sarà la congiuntura sfavorevole. ma se vuoi lo sgaloppino, te lo assumi con tutti i crismi. cosa? assumere costa troppo? sotto molti aspetti? hai ragione: meglio la piccola società che pur di tenersi i clienti è disposta a lavorare sottocosto, vero? un sincero vaffanculo da parte mia e da tutti gli sgaloppini disoccupati del mondo.
E' per questo che seguo la legge dell'ortica
che ogni giorno mi incita
quando butto giù un testo che vuoi che ti dica
non c'è gusto se non irrita
Si lavora e si fatica per la legge dell'ortica!
che ogni giorno mi incita
quando butto giù un testo che vuoi che ti dica
non c'è gusto se non irrita
Si lavora e si fatica per la legge dell'ortica!
La legge dell'ortica - CapaRezza (Verità Supposte, 2003)
martedì 7 aprile 2009
la loro irpinia
dopo la nascita del popolo delle libertà, ho pensato al ritorno della balena bianca. e ora sono dannatamente preoccupato per come questi qua gestiranno la loro irpinia, il disastroso terremoto che ha colpito l'abruzzo. i democristiani® fecero seri danni in irpinia, con una tale mole di sprechi e ruberie che ancora oggi sono visibili le ferite alla terra, alle case, alle persone; e quelli venivano dalle scuole di partito, mangiavano il "far politica" da anni. questi no, arrivano da consigli di amministrazione, studi legali e immobiliari: e non vedono l'ora di monetizzare il monetizzabile, ancor più degli originali. passerà il dolore, le macerie saranno rimosse, la case pericolanti sistemate, le persone torneranno a una parvenza di normalità. e poi ci sarà da ricostruire. ieri sera berlusconi in collegamento telefonico a porta a porta ha come al solito inscenato il suo meraviglioso teatrino, annunciando trenta milioni di euro subito, e poi, chiedendo scusa al vespa, ha usato la tv per informare i due ministri in collegamento che gli servivano un paio di migliaia di uomini per dare il cambio ai soccorritori, che erano esausti. il ministro sassofonista era decisamente infastidito, ma ha detto"non c'è problema". io ero basito.
abruzzesi, vi sono vicino. l'immane tragedia che ha colpito la vostra terra e i vostri affetti è una tragedia che ha colpito tutti noi. coraggio.
abruzzesi, vi sono vicino. l'immane tragedia che ha colpito la vostra terra e i vostri affetti è una tragedia che ha colpito tutti noi. coraggio.
venerdì 20 marzo 2009
[rinc(o]rsi)
leggo oggi sul corriere che l'intervento ambientalista volto alla tutela degli orsi polari canadesi e di altre specie locali, ha fatto, in tre anni, più danni che altro: oltre duemila (!) dosi di tranquillante somministrate, orsi rincoglioniti dal tranquillante rincorsi con elicotteri, sei balene morte nel tentativo di inserire sotto la loro pelle un rilevatore satellitare, caribù narcotizzati con un qualche veleno che li rende non commestibili dalle tribù di inuit che li cacciano dai tempi di carlo cudega. nell'articolo online del corriere non c'è la stessa foto che ho visto stamane sul giornale: un orso sedato e steso sulla pancia con un grosso numero rosso sulla schiena.. ma ce ne era davvero bisogno? è corretto giustificare certe pratiche? una volta osservati i disastri ambientali che si stan compiendo in nome della tutela degli animali, non è il caso di smetterla lì o almeno di cambiare metodo? magari meno invasivo? ma ci vogliono tre anni e duemila dosi di tranquillante per capire certe ovvietà?
giovedì 4 dicembre 2008
binari
negli ultimi giorni grandi decisioni sono state pianificate. il nostro futuro incerto e fumoso prende forma partendo proprio da questi progetti. ma pare che sempre di più si stiano delineando almeno due modi di pensarlo, il futuro.
esempio: ho già parlato della misura del governo italiano con cui si rivede l'accesso alle detrazioni per interventi volti al risparmio energetico e all'utilizzo di fonti rinnovabili. lo stesso governo parla di centrali nucleari e continua a consolidare i rapporti (e la costante dipendenza) dell'italia con i paesi produttori e distributori di derivati del petrolio et similia. questo è un modo di interpretare il nostro futuro. dall'altra parte dell'atlantico invece c'è un signore eletto e non ancora in carica che scalpita e che pare abbia le idee chiare in materia di ambiente ed energia: un'agenda fitta e dettagliata, con le parole che molti attendevano da troppi anni. riduzioni di emissioni, risparmi su idrocarburi, ingenti investimenti in energie rinnovabili per famiglie e imprese.
altro esempio. il nostro beneamato ha ieri affermato: "regoleremo internet" perché così è una selva ingestibile, cribbio. io davvero non oso immaginare quali regole egli abbia in testa e come vorrà esporle agli altri diciannove presenti al gìventi. ma uno di quei diciannove (yes, sempér lu..) non gliele manda mica a dire e senza troppi fronzoli e parolone, rilascia il materiale sul suo sito in cc-by-3.0... niente di ufficiale o governativo, è il "suo" sito e lo rilascia come vuole, per carità. ma diciamo che al gìventi, quando parleranno di "regolamentare internet", ci sarà almeno uno che almeno un po' conosce la materia.
esempio: ho già parlato della misura del governo italiano con cui si rivede l'accesso alle detrazioni per interventi volti al risparmio energetico e all'utilizzo di fonti rinnovabili. lo stesso governo parla di centrali nucleari e continua a consolidare i rapporti (e la costante dipendenza) dell'italia con i paesi produttori e distributori di derivati del petrolio et similia. questo è un modo di interpretare il nostro futuro. dall'altra parte dell'atlantico invece c'è un signore eletto e non ancora in carica che scalpita e che pare abbia le idee chiare in materia di ambiente ed energia: un'agenda fitta e dettagliata, con le parole che molti attendevano da troppi anni. riduzioni di emissioni, risparmi su idrocarburi, ingenti investimenti in energie rinnovabili per famiglie e imprese.
altro esempio. il nostro beneamato ha ieri affermato: "regoleremo internet" perché così è una selva ingestibile, cribbio. io davvero non oso immaginare quali regole egli abbia in testa e come vorrà esporle agli altri diciannove presenti al gìventi. ma uno di quei diciannove (yes, sempér lu..) non gliele manda mica a dire e senza troppi fronzoli e parolone, rilascia il materiale sul suo sito in cc-by-3.0... niente di ufficiale o governativo, è il "suo" sito e lo rilascia come vuole, per carità. ma diciamo che al gìventi, quando parleranno di "regolamentare internet", ci sarà almeno uno che almeno un po' conosce la materia.
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